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venerdì 12 ottobre 2018

UN SABATO SERA




Da dietro il bancone del bar, Marilena quella sera d’estate negli anni settanta capì che era ad uno svincolo e in base a cosa avrebbe deciso la sua vita sarebbe cambiata.
Cercava di non pensarci e continuava a lavorare, serviva i clienti ai tavolini, lavava le tazzine puliva il bancone.
La signora Federica moglie del titolare il signor Antonio la guardava con aria pensierosa, Antonio invece la guardava con desiderio come sempre, d’altronde aveva 17 anni era alta un metro e settanta, 65kg di peso un bel seno prosperoso, gambe lunghe, capelli castano chiaro lunghi fino sotto le spalle raccolti in una coda di cavallo, viso dolce occhi nocciola, da quando c’era lei il bar si era riempito di clienti anche se era un bar vecchio stile, Antonio e sua moglie erano una coppia di sessantenni decisamente sovrappeso e non belli di aspetto, Arturo il loro unico figlio un ragazzo che inspiegabilmente era  alto e muscoloso con un viso duro naso aquilino, capelli lunghi da capellone del epoca con gradi basette, aveva 22 anni ed era buono di carattere generoso e altruista.
Arturo era seduto al tavolino esterno con Edoardo il suo amico anche lui 22 enne fisico massiccio e occhi grigi di ghiaccio uno sguardo penetrante che Marilena si sentiva scrutata dentro da quello sguardo.
Da un paio di mesi lei e Edoardo stavano insieme o meglio facevano sesso in modo appassionato nessuno lo sapeva si erano sempre visti di nascosto, magari a casa sua di lui che viveva solo essendo rimasto orfano da un paio di anni, non era una vera relazione, era come se lui si ricordasse di lei solo quando aveva voglia di sesso, lei invece era presa da lui anche se sapeva che non è che lui fosse innamorato.
La sera prima all’ ora di chiusura Arturo si era offerto di accompagnarla a casa in macchina e davanti al portone dove abitava si era dichiarato.
Le aveva detto che era perdutamente innamorato di lei e voleva fidanzarsi seriamente e poi sposarsi.
Lei era rimasta sorpresa non se lo aspettava aveva trovato la scusa che era giovane per fidanzarsi seriamente, e voleva pensarci un po’ prima di prendere una decisone cosi importante.
Il giorno prima Edoardo le aveva fatto vedere una pistola che aveva comprato da un noto malvivente della zona quella stessa mattina, era una Walther PPK calibro 9.
-Cosa devi fartene di quel arma ?
Le aveva chiesto stupita e spaventata.
-Con questa svoltiamo, cambiamo vita, sabato sera portiamo via l’intero incasso del bar dei genitori di Arturo.
-Ma sei matto io ci lavoro. Gridò
-Sabato sera scappi con me, e non avrai più bisogno di fare la sguattera per poche lire da quelli.
-Ma Arturo e tuo amico ! aveva detto Marilena.
-Ma quale amico è solo uno fortunato che ha i genitori con i soldi.
-Oh capirai che soldi fanno fatica anche loro a tirare avanti. Rispose Marilena.
Basta sabato faccio il colpo, se vuoi venire via con me bene senò rimani pure li a fare la schiava. Rispose urlandole in faccia.
Non si erano detti più neanche una parola fino a quando sotto casa di Marilena lui l’aveva baciata con passione sulla bocca e lei aveva risposto al bacio, poi era uscita dal auto ed era tornata a casa.
Era pasta la mezzanotte quasi tutti i clienti se ne erano andati, Marilena i i genitori di Arturo stavano iniziando le pulizie prima della chiusura, quando Antonio si trovò vicino alla cassa Edoardo si avvicinò, a Marilena tremavano le gambe, Edoardo tirò fuori la pustola.
-Antonio  dami tutti i soldi che hai in cassa !
-Ma cosa dici sei matto Edoardo ?
-SBRIGAI. Urlò
Due carabinieri che di solito passavano al bar a prendere un caffè nel turno di notte per puro caso entrarono nel bar proprio in quel attimo.
-Che succede, ragazzo butta a terra l’arma. Dissero.
Ma Edoardo si era già girato e sparò verso di loro colpendone uno in testa e l’atro ad una spalla, entrambi i carabinieri caddero a terra uno morto e l’altro ferito.
-DAMMI STI CAZZO DÌ SOLDIII. Urlo Edoardo ad Antonio.
Antonio si apprestò velocemente a consegnarle il denaro del incasso circa 600 mila lire.
Edoardo li prese e li mise nella sacca che teneva a tracolla.
Poi guardò Marilena con i suoi occhi di giaccio che la ipnotizzavano.
Marilena lasciò cadere lo straccio che aveva in mano e corse verso di lui uscirono dal bar e in quel istante due colpi di pistola li colpirono entrambi.
Prima di morire Marilena vide Arturo con uno sguardo perso nel vuoto e ancora in mano la pistola del poliziotto che aveva raccolto da terra e con la quale aveva sparato.    

mercoledì 1 luglio 2015

IL BANDITO "Parte terza"

Don Maurizio, stava leggendo il giornale, l’articolo che attirò la sua attenzione era sulla cronaca locale.
“Far west in città, sparatoria dopo la rapina in banca, la seconda in quindici giorni”
Lesse tutto l’articolo che raccontava come erano avvenute le rapine e i successivi scontri fuoco con le forze del’ordine.
La sua mente andò subito indietro di oltre trent’anni tutto ricordava i colpi della banda di Gaetano prima che lui fosse arrestato.
Pensò subito a Federico e Maria e al fatto che da tempo non li vedeva più in parrocchia, li aveva solo sentiti telefonicamente due o tre volte dopo che le aveva affidato Gaetano appena uscito dal carcere e li aveva visti solo alla messa della domenica.
Gaetano doveva alloggiare da loro finché non avesse trovato una abitazione e un lavoro, ma non si era più fatto ne sentire ne vedere.
Decise che era arrivato il moneto di fare una visita ai suoi parrocchiani.

Mezzora dopo suonava il campanello di casa, si era presentato senza avvisare.
Quando si apri la porta rimase esterrefatto, davanti a lui Maria era nuda.
-Ma Maria sei matta come giri per casa?
Lei diventò rossa in viso e mostro di vergognarsi cercando di coprirsi con le braccia le parti intime e i seni.
-Don Maurizio, non l’aspettavo! Disse balbettando Maria.
-Vai subito a coprirti, se diventata matta?
Maria si girò e piano piano si diresse verso la camera da letto mentre Don Maurizio entrò nel atrio chiudendo la porta di casa alle sue spalle.
Maria ricomparve qualche minuto dopo con una vestaglia molto succinta che la rendeva incredibilmente attraente.
Lo precedette in salotto e una sorpresa ancora più grande colpi Don Maurizio, seduto sul divano vi era Gaetano che leggeva il giornale.
-Non eri nemmeno sola in casa? Chiese Don Maurizio rivolto a Maria, che rimase in silenzio, fu Gaetano a rispondere per lei.
-Si Don Maurizio la nostra Maria ora ha l’abitudine di girare nuda per casa.
Lei era rossa paonazza in volto si stava vergognando a morte.
-Si Maria è molto cambiata ultimamente, non è più la brava parrocchiana di qualche tempo fa. Disse Gaetano. Poi la guardò negli occhi e le disse.
-Datti da fare.
Maria senza mai guardare don Maurizio in faccia infilò la mano sotto la tonaca e le prese il pene in mano, lo senti ingrossarsi tra la sua mano, si inginocchiò davanti a lui, Gaetano le spinse la testa con la mano verso il pene eretto di Don Maurizio.
Maria con la punta della lingua cominciò un leggero movimento rotatorio sul prepuzio e sul glande.
-Fermati Maria, fermati cosa fai. Disse Don Maurizio.
Fu in quel momento che fecero irruzione nel appartamento i carabinieri con i fucili spianati.   

 

lunedì 1 giugno 2015

IL BANDITO Parte seconda


Parte seconda

 

Federico stava preparando la cena mentre Gaetano era affondato nella poltrona del salotto con in mano un bicchiere di birra e la testa appoggiata allo schienale, Maria le succhiava piano piano il cazzo.

-E’ proprio come avevo immaginato dalle lettere che mi scrivevi in carcere, sei una porca, la mia svuota coglioni, ah come succhi bene, il cazzo, vedrai schiavetta ne avrai altri tra un po’ da mettere in bocca, quelli dei miei compari, ehi tu cornuto, lo sapevi che le piacciono i cazzi grossi alla mia maiala e tu adesso non riuscirai più a soddisfarla dopo il mio e quelli che le daremo stasera.

Maria continuava a succhiare con impegno l’uccello di Gaetano e sentiva le secrezioni colarle sulle cosce, Federico era ansioso per l’arrivo degli altri tre, sia lui che Maria sapevano che sarebbe stata un esperienza che non avrebbero più dimenticato.

Quando suonò il campanello, Gaetano ordinò a Maria di andare ad aprire la porta cosi come si trovava completamente nuda, lei tremava dalla vergogna.

Quando aprì la porta si trovò di fronte i tre delinquenti che aveva cercato per volere di Gaetano, tutti e tre avevano un aria feroce e la guardarono con eccitazione.

-Entrate, Gaetano vi aspetta. Disse a voce bassa, tremando per la paura che qualche vicino passasse di li e la potesse vedere nuda e indifesa.

Gaetano e i suoi amici si salutarono con calorosi abbracci.

-Quanto tempo è passato. Disse il turco.

-Si finalmente ho finito di scontare la pena e adesso si torna alla vecchia vita. Affermò Gaetano.

- Sedetevi comodi.

-Cornuto porta un aperitivo ai miei amici, e tu Maria fai un pompino a tutti e tre, tanto per cominciare. ordinò Gaetano

Il primo ad aprire i pantaloni e tirare fuori il pene fu Carmelo Russo detto dumbo, e Maria capi subito il perché del soprannome che aveva, pur essendo smilzo Carmelo era superdotato, non aveva mai visto un pene cosi grosso, andò ad inginocchiarsi davanti a lui e cominciò a leccarglielo, poi a fatica lo prese in bocca sforzandosi di ingoiarlo tutto e cominciò a spampinarlo fino a farlo venire nella sua bocca e ingoio tutto, dopo un attimo fu la volta di Angelo Cammarrata detto Turco, che lo aveva di dimensioni più normali e alla fine toccò anche a Salvatore Rizzo detto orso, tutti e tre le vennero in bocca e lei inghiottì sempre ingoiato tutto.

Gaetano e i suoi amici facevano battute volgari ad alta voce e ridevano sguaitamete.

Federico comparve vicino alla porta del soggiorno e disse.

-Signori posso servire la cena quando volete.

-Tu starai in cucina ci servirà a tavola la svuota coglioni. Ordinò Gaetano.

I quarto si sedette a tavola, Maria completamente nuda cominciò a servire a tavola.

-Dunque amici, ho conosciuto questa coppia quando ero in carcere, tramite Don Maurizio, che è diventato il mio padre confessore ed è il parroco del paese.

Federico e Maria erano una coppia modello quando hanno cominciato a scrivermi in carcere, dopo le prime lettere di conoscenza, mi hanno confessato che stavano vivendo una vita piatta senza emozioni e nonostante si amassero avevano bisogno di qualcosa di eccitante nella loro vita, non solo eccitante ma anche perverso e proibito, piano piano si sono messi a nudo e mi hanno raccontato tutte le loro fantasie più perverse.

Le ho scritto anche io e li ho rassicurati che sarei stato in grado di farle vivere tutte le loro fantasie, ma avrebbero dovuto aiutarmi a rimettere insieme la mia vecchia banda, e darci appoggio nelle nostre future attività. Rapine, estorsioni, ricatti, ecc..

Ecco come mi hanno risposto.

Gaetano estrasse dalla tasca dei pantaloni un pezzo di carta piegato, lo aprì poi chiamò Maria.

-Vieni qui e leggi ai mie amici quello che mi hai scritto.

-Si Padrone.

Maria si avvicino prese la lettera dalle mani di Gaetano e cominciò a leggere.

 

Padron Gaetano è la vostra schiava Maria che vi scrive.

Innanzitutto per ringraziarmi di aver capito esattamente di cosa abbiamo bisogno io e mio marito Federico.

Per vivere una vita vera abbiamo bisogno di provare sensazioni forti e di essere dominati, sia sessualmente che psicologicamente da un uomo duro che sappia farsi ubbidire e servire.

Non vedo l’ora di diventare la vostra schiava qui in casa mia con mio marito che farà solo da servitore e al limite ci osserverà.

Ho già contattato, uno dei vostri amici, telefonicamente e si è detto disponibile a tornare in attività con voi quando uscirete dal carcere.

Vostra schiava Maria.

 

Maria aveva letto con voce tremate quello che aveva scritto, si vergognava tremendamente a leggerlo cosi nuda davanti a persone non conosceva.

Era rossa in volto dalla vergogna, piegò la lettera la riconsegno a Gaetano mettendosi in ginocchio davanti a lui, il quale con un gesto bonario le passo la mano sulle testa come si fa con un cane ubbidiente.

-Da oggi comincia per te e per tuo marito una nuova vita, stanne pure certa schiava. Disse Gaetano.  

venerdì 1 maggio 2015

IL BANDITO


Parte prima

Quando Gaetano Usci di prigione aveva sessant’ anni di qui trenta passati in carcere, conservava però la sua arroganza e spavalderia di quando era un giovane che voleva avere tanti soldi e fare la bella vita senza la seccatura di dover lavorare.
Ad attenderlo al uscita Don Maurizio il parroco del paese dove era nato e cresciuto che aveva più o meno la sua età ed era diventato il suo padre confessore quando era finito in carcere, oltre a Don Maurizio vi era la giovane coppia di parrocchiani con i quali e si erano scritti parecchio e si erano resi disponibili  ad offrirle ospitalità per i primi tempi, in quanto proprio no sapeva dove andare.
Lei Maria era una bella donna di 31 anni molto seria che frequentava la parrocchia ed era sempre molto attiva nella beneficenza, la classica brava signora di un eleganza sobria ben tenuta, lui Federico 35 anni un bell’ uomo alto e sportivo, lavorava in banca e stava facendo una bella carriera, anche lui frequentava la parrocchia e allenava la squadra di calcio dell’oratorio, ragazzi dai 15 ai 20 anni che partecipavano ai vari tornei.
Federico amava la moglie alla follia e la adorava come una dea, si conoscevano da quando erano ragazzini e tutti e due frequentavano l’oratorio,  da subito si erano messi insieme lei aveva 16 anni e lui 20 poi si erano fidanzati e qualche anno dopo si erano sposati.
Don Maurizio era la loro guida spirituale.
-Finalmente ci conosciamo di persona. Disse Maria allungando la mano per stringergliela, in effetti non si erano mai visti prima, Gaetano aveva scontato la sua pena in un carcere a un centinaio di chilometri dal loro paese, luogo che era profondamente cambiato dai tempi in qui Gaetano seminava il panico,  era finito in carcere più o meno quando Maria stava per nascere, lei lo aveva già visto in foto su vecchi giornali in paese ancora si parlava delle sue gesta di bandito, quando aveva rapinato l’ufficio postale, quando aveva sequestrato la figlia del proprietario di una industria e poi era diventato il suo amante, di come aveva sottomesso le bande rivali diventando il capo di tutta la malavita della zona.
Di certo Gaetano era un tipo carismatico, anche se ora era un po’ sovrappeso e aveva perso i capelli le rimaneva lo sguardo spietato in certi momenti addirittura ipnotico e l’aria arrogante.
I quattro salirono sulla BMW di Federico per tornare a casa, Don Maurizio si sedette a fianco a Federico che guidava e Maria si sedette dietro con Gaetano, per quasi tutto il tempo parlò solo Don Maurizio, raccontando aneddoti dei tempi che furono e facendo molte raccomandazioni a tutti soprattutto al ex detenuto Gaetano che ascoltava in silenzio.

Arrivati a casa, Federico e Maria fecero vedere l’appartamento a Gaetano, era un ampio 3 locali di 90 mq, dal ingresso si accedeva al soggiorno con balcone, la cucina due camere e il bagno, lo fecero sistemare nella camera più ampia con il balcone, la loro era leggermente più piccola con la finestra.
Mentre Gaetano si faceva una doccia, Maria si mise a preparare il pranzo e Federico apparecchiò la tavola, don Maurizio li saluto e tornò in parrochia.
Quando Gaetano finì la doccia si mise l’accappatoio in morbida spugna che le avevano preparato e usci dal bagno.
-Don Maurizio è andato? Chiese.
-Si. Le risposero.
-Bene, allora ditemi subito siete riusciti a procurarvi quello che vi avevo chiesto?
-Si una Beretta 92 una Glock 17 e una Smith & Wesson 9 mm. Rispose Maria.
-Bravi, niente male per dei principianti. Esclamò Gaetano.
-Principianti ma con un grande maestro. Rispose Maria.
-Il vostro maestro che adesso è qui finalmente è con voi.
Gaetano si sedette su una sedia della cucina.
-Adesso ho voglia di un pompino, Maria, vieni qui. Ordinò
Maria avvicinò e si mise in ginocchio davanti a lui gli tirò fuori il cazzo grosso e già duro.
-Me lo devi succhiare tenendo le mani dietro la schiena, mi raccomando.
Maria si diede da fare per darle piacere senza farlo venire in bocca.
-Tu  spogliati. ha ordinato Gaetano a Federico.
-Pensa che tra poco il mio grosso cazzo sfonderà culo di tua moglie mentre tu non l’hai mai inculata, è vero che non l’hai mai inculata come mi ha scritto nelle lettere che mi spediva in carcere?
-Si. Rispose Federico.
-Si chi? Urlò Gaetano.
-Si Padrone. Rispose Federico.
-Vuoi che la sfondi bene tua moglie?
-Si Padrone.
-Allora adesso tu schiava Maria mettiti a quadro zampe con le reni inarcate.
-Subito Padrone. Rispose Maria mentre eseguiva l’ordine.
-Tu aprigli le chiappe con le mani. Ordinò Gaetano.
Un attimo dopo Maria senti il glande di Gaetano entrare nel culo.
-Schiava vuoi che ti inculi?
-Si Padrone.
-E tu cornuto vuoi che inculi tua moglie?
-Si Padrone.
Gaetano comincio piano piano a penetrale spingendo fino in fondo e muovendosi sempre più velocemente.
-Ti piace porca?
-Si Padrone.
-Diventerai la mia schiava svuota-coglioni.
-Si Padrone.
Maria aveva la sensazione di essere spaccata in due, ma il dolore non era cosi tremendo come credeva.
Gaetano affondò il suo pene completamente nel condotto e comincio ad andare e venire.
-Cornuto ti piace vedere tua moglie sverginata nel culo dal mio cazzo?
-Si Padrone.
Maria sentiva crescere un godimento fortissimo, Gaetano fini eiaculandole nel culo e questo aumentò il suo godimento.
Federico lo aveva bello duro e se lo stava menando ma Gaetano gli proibì di godere e si fece servire un prosecco. 
-Allora siete convinti di quello che mi avete scritto e volete andare avanti?
Volete davvero diventare i miei schiavi e assistenti nei vari colpi che ho intenzione di mettere a segno?
-Si Padrone. Risposero in coro.
-Avete contattato le persone che vi ho detto?
-Ne abbiamo trovato solo tre, gli altri sono morti o in carcere.
-Chi sono?
-Carmelo Russo detto Dumbo, Angelo Cammarrata detto Turco, Salvatore Rizzo detto orso.
-Bene voglio vederli tutti e tre qui stasera a cena, chiamateli e fateli venire qui.


mercoledì 20 febbraio 2013

LA BIONDA DEL PRIMO PIANO


Camminava ancheggiando in modo accentuato, mettendo in risalto il suo sedere tondo e pieno, tutti gli uomini si fermavano a fissarla quando passava, la folta chioma bionda le dava un aria da snob e la rendeva ancora più affascinate.
Era sposata da poco, il marito tornava a casa solo nei week end, viveva al primo piano del palazzo di fronte a noi, a volte nei caldi pomeriggi d’estate si metteva in costume a prendere il sole distesa su uno sdraio.
Più di una volta ho sorpreso mio marito che la guardava dal nostro balcone, provavo gelosia e una morbosa eccitazione, nel pensare a quella bellissima bionda naturale tra le sue braccia.
Io e mio marito eravamo sposati da cinque anni, lui era un trentaquattrenne in perfetta forma fisica ed io avevo ventotto anni, castana con i capelli corti un viso regolare e nonostante avessi la sua stessa taglia, lei sembrava molto più fornita di me.
Ero innamoratissima di Enrico, facevamo sesso divinamente, lui era fermo e deciso un uomo autoritario vecchio stampo ed io la mogliettina sottomessa, si eravamo una coppia un po’ retrò lui l’uomo capo famiglia autoritario che la sera esce con gli amici, io la moglie che rimane a casa a stirarle le camicie.
Una sera d’estate stavamo bevendo una bibita sul nostro balcone era già buio tenevamo le luci spente per non attirare le zanzare, lei di fronte a noi girava per casa sua con un miniabito molto succinto, le sue finestre erano illuminate e vedevamo chiaramente le sue forme eleganti, era sensuale in ogni suo movimento.
Allungai la mano sul pene di mio marito, lo sentii duro come il marmo.
-Amore sei eccitato?
-Si e quella bionda della casa di fronte che me lo fa tirare. Mi rispose.
-Adesso ci penso io amore. Gli dissi
Mi sono alzata dalla sedia e mi sono inginocchiata davanti a lui, gli ho aperto i pantaloni e gli e l’ho preso in bocca e ho cominciato a succhiarglielo, Enrico aveva un pene molto lungo e per prenderglielo in bocca tutto dovevo fare uno sforzo notevole, ma ormai avevo esperienza e mi piaceva molto farli i pompini, i suoi gemiti mi riempivano di orgoglio, andai avanti e in dietro, guardandolo dal basso verso l’alto, mi piaceva stare cosi in quella posizione, dopo poco tempo sentii il suo orgasmo e il suo liquido arrivare e riempirmi.

Il giorno dopo sulla bancarella del mercato ho trovato un miniabito tal e quale a quello che indossava la bionda del primo piano che tanto eccitava mio marito, l’ho acquistato senza pensarci su due volte, e mentre lo pagavo, mi venne in mente un’idea.
Prima di rientrare a casa passai dalla mia parrucchiera, ci conoscevamo da quando frequentavamo le medie.
-Ciao Giusy, sto cercando una parrucca bionda, per fare uno scherzo a mio marito, gli ho detto che mi sarei tinta e lui non era d’accordo, voglio vedere che faccia fa se mi vede bionda.
-Aspetta ne ho proprio una qui in negozio, te la prendo.
Incredibile era perfetta, dello stesso colore e della stessa lunghezza di come portava i capelli, la bionda del primo piano.
La sera quando Enrico è rientrato dal lavoro, indossavo il miniabito e la parrucca bionda, lui rimase di stucco vedendomi cosi.
-Cosa dici le assomiglio? Gli ho chiesto.
-Sembri proprio lei, adesso girati subito che ti voglio prendere come piace a me.
Conoscendolo e sapendo le dimensioni del suo pene, gli dissi.
-Aspetta che vado a prendere l’olio di vaselina.
Lui mi afferrò.
-Sono troppo eccitato, non ho tempo da perdere.
Cominciò a spingere il suo pene dentro il mio sedere, un attimo dopo gemevo di dolore e di piacere, lui mi sconquassava penetrandomi con colpi decisi e spingeva fino al massimo che poteva entrare, mi teneva per i fianchi e aumentò il ritmo finché non l’ho sentito urlare mentre mi riempiva di sperma, io spingendo il bacino per accoglierlo tutto e urlai con lui il mio godimento.

Spesso la incontravo dal salumiere o dal’ortolano sotto casa, cosi avevo attaccato discorso, si chiamava Patrizia e aveva ventitré anni, prima di sposarsi abitava in un'altra città, scambiava qualche parola ma non si fermava mai a lungo e non dava molta confidenza.
Un pomeriggio l’avevo incontrata dal salumiere, sembrava di buon umore e rilassata cosi l’ho invitata a prendere un caffè da me, lei accettò subito.
Ci siamo messe a chiacchierare, Patrizia si sciolse e mi racconto un po’ della sua vita, stando bene attenta a non farmi vedere presi dal armadietto una fiala del farmaco che usavo contro lo stress a base di benzodiazepina e la versai nel caffè che le offrii.
Patrizia non si accorse di nulla essendo la benzodiazepina insapore e in odore, dopo pochi minuti cominciò a manifestare i primi sintomi di sonnolenza e torpore, le offrii una bibita dove vi svuotai una seconda fialetta, lei la bevette e pochi minuti dopo crollò addormentata.
Quando si risvegliò era legata ed imbavagliata al nostro letto matrimoniale, completamente nuda, Enrico era rientrato da qualche minuto e stava contemplando il suo magnifico corpo, gli occhi di Patrizia erano pieni di terrore, io ero eccitata impazzente che mio marito cominciasse a possederla, invece se ne stava li in silenzio a guardarla e non faceva niente, sembrava ipnotizzato.
Camiciai a leccare Patrizia con avidità, dopo poco lei cominciò a gemere agitando la testa, io tra le sue cose dimenavo il sedere in modo che Enrico lo vedesse bene e si eccitasse, la vagina di Patrizia era pelosa calda e odorante, Enrico cominciò a pizzicare i capezzoli della stupende bionda, si accorse che erano gonfi e duri.
Presi in mano l’uccello di  mio marito lo portai alla bocca e cominciai ad inumidirlo di saliva, poi ripresi a leccare Patrizia che ansimava e guardava con passione il grosso pene di  io marito.
Enrico la penetrò fino in fondo con una sola spinta, la vagina di Patrizia lo accoglieva tutto addirittura sembrava lo aspirasse con forza, Enrico cominciò il suo va e vieni, io la guardavo negli occhi e la vedevo eccitata, ho capito quando a goduto, subito dopo mio marito è esploso di piacere dentro di lei emettendo un grugnito sordo.

Qualche minuto dopo prepari una bibita per Patrizia le versai dentro un'altra fiala del farmaco a base di benzodiazepina, la obbligai a berlo facendomi aiutare da Enrico che le teneva toppato il naso per fargli aprire la bocca, si addormentò subito.
-Cosa mi hai fatto fare, finiremo in galera tutti e due.
Mi disse Enrico con il volto sconvolto dalla paura.
-Ma no vedrai che quando si sveglia non si ricorda più niente è la terza fialetta che le do in due ore, adesso la rivestiamo la mettiamo sul divano e quando si sveglia le diciamo che ha avuto un malore, andrà tutto bene.
-Tu sei pazza, cosa mi hai fatto fare, sei pazza. Mi disse Enrico sempre più stravolto dal rimorso.
-L’ho fatto per tè, me lo hai detto tu che ti eccitava.
-Si ma io non immaginavo, non credevo insomma ti rendi conto.
Farfugliò quasi piangendo.
-Potevi rifiutarti slegarla lasciarla andare e denunciarmi, ma non lo hai fatto ne hai approfittato, adesso sei colpevole quanto me.
Enrico ebbe una crisi di pianto che durò qualche minuto poi si riprese, intanto io avevo già ricominciato a rivestire la nostra vittima, una volta rivestita mio marito mi aiutò a riportarla sul divano, si risvegliò dopo più di un ora quando cominciava a fare buio.
-Patrizia, finalmente ti sei ripresa, ti sei sentita male qui a casa mia ti ricordi? Forse un calo di zuccheri, adesso come stai?
Le dissi fingendomi in ansia e preoccupata per lei.
-Non mi ricordo niente. Mi rispose.
Io e mio marito ci dimostrammo amorevoli nei suoi confronti, preoccupati della sua salute, la riaccompagnammo a casa e usammo molte premure nei suoi confronti.

Per un paio di giorni non usci di casa, le telefonavo un paio di volte al giorno per chiederle come stava, le mi diceva che si stava riprendendo.
Un pomeriggio l’andai a trovare, ormai si era quasi ripresa del tutto.
-Quanto tempo sono priva di conoscenza in casa tua? Mi chiese
-Non so, un quarto d’ora, massimo venti minuti. Risposi
-Perché non hai chiamato un ambulanza o un medico?
-Non mi è sembrato necessario, non sembrava niente di grave, un semplice svenimento, forse dovuto al caldo.
-Già. ripose con aria pensierosa.
Cambiai subito discorso, e lei si dimostro affabile anche più del solito.
Nei giorni seguenti ci frequentammo parecchio, andavamo a fare la spesa e al mercato il pomeriggio ci incontravamo sotto casa per mangiare un gelato, non parlammo più del suo “Malore.”
Enrico invece era sempre più strano, silenzioso e mi evitava, dopo il fatto facevamo l’amore sempre di meno con meno intensità e meno trasporto, sembrava staccarsi da me e la cosa mi faceva stare in pensiero.
Una mattina portandole il caffè a letto come sempre gli dissi.
-Hai visto che è andata bene, devi fidarti di me, oggi torna presto che lo rifacciamo.
Mi guardò con un aria smarrita impaurita.
-Si va bene.
Mi rispose ma nei suoi occhi non c’era eccitazione, il suo viso rimase impassibile imperscrutabile.
Invitai Patrizia a casa mia come la volta prima, per prendere il caffè, lei accettò. Mi ero già preparata le fiale e non fu difficile versale nel caffè senza farsi vedere, ancora una volta funzionò e Patrizia si addormento quasi subito, la legai al letto questa volta in modo più sofisticato con le gambe aperte totalmente offerta.
Sentii suonare il campanello. “Strano che Enrico non ha le chiavi” Pensai
Andai ad aprire e mi ritrovai davanti due poliziotti in divisa e uno in borghese.
-Ispettore Franco Carri, polizia ci faccia entrare.
Ancora prima di finire la frase si era già infilato in casa seguito dai due poliziotti in divisa, pochi secondi dopo era in camera davanti a Patrizia narcotizzata e legata.
-La dichiaro in arresto per sequestro di persona e stupro. Disse mentre mi infilava le manette.
Con lo sguardo affranto sulla porta di casa Enrico in lacrime, mentre mi portavano via mi disse.
-Amore, dovevo fermati, l’ho fatto per il tuo bene.