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martedì 20 marzo 2012

ELISA cap 5

La seconda sera  Aminah fece venire a casa tre uomini, io pensavo di dover andare in camera con ognuno di loro a turno invece mi fece mettere dei tappetini nel salotto e dovetti soddisfarli davanti a lei e Antonio che era tornato, cominciai a succhiarli, poi uno si stese su di me e me lo infilò, l’altro mi prese dietro l’altro me lo mise in mano e cominciai a masturbalo, mi vergogno a dirlo ma la situazione mi faceva sentire eccitata e riempita pienamente.
Quando finirono i tre uomini se ne andarono e dando i soldi ad Antonio, Aminah mi ordinò.
-Prima di andare a lavarti ringrazia il tuo padrone del onore che ti concede.
Mi inginocchiai e lo ringraziai di avermi prostituito. Situazione assurda e folle ma devo dire molto eccitante.
Fu in quel momento che si senti un rumore assordante e si aprì di colpo la porta d’ingresso che era stata aperta con un calcio, entrarono tre uomini, uno di loro era Hafiz, tutti e tre avevano in mano una pistola, la puntarono conto Antonio e Aminah, urlando di mettersi con la faccia conto il muro, mentre uno di loro strappava i fili del telefono fisso, Hafiz perquisiva Antonio e Aminah e le sequestrava i cellulari, intanto il terzo uomo cominciava a legare mani e piedi dei due, terminata questa operazione Hafiz mi prese in e mi trascino via con se.
Giù in strada c’era un altro loro complice su un BMW che aspettava con il motore acceso appena saliti parti sgommando.
Dopo circa mezzora di viaggio ad una velocità folle la macchina si fermò vicino al ingresso di un bel condominio signorile in un paese del’hinterland Milanese, io e Hafiz  scendemmo mentre gli altri ripartirono sgommando.
Salimmo per le scale l’appartamento era al secondo piano, Hafiz aprì con le chiavi ed entrammo, era un bellissimo appartamento ben arredato di circa 100 mq.
-Staremo qui per un po’ di tempo saremo io e te da soli. Mi disse
Si avvicinò mi prese tra le braccia e ci baciammo a lungo.

La notte dopo dormivano accanto dopo aver fatto l’amore qualche ora prima, Hafiz mi svegliò  con un tocco deciso sulla spalla.
-Mi scappa da pisciare e non ho voglia di alzarmi.
-Ci sono qui io Padrone per servirti. Gli ho detto.
Spostai le coperte e mi avvicinai al suo sesso, presi in bocca il suo membro e subito arrivo il caldo zampillo, mi sforzai di non tossire per non sporcarlo o infastidirlo.
Bevvi senza remore tutto quello che lui mi diede inghiottendo devotamente e immensamente grata al mio Padrone, poi mi fece girare a pancia in giù cominciò a mettermi un dito nel sedere  per prepararmi alla sodomizzazione, al improvviso mi schiaffeggiò le natiche e subito dopo mio penetrò con colpi decisi sentii parecchio dolore ma sopportabile fino al orgasmo intenso, violento, fortissimo, urlai selvaggiamente e mi sentii sfinita, il mio Padrone a quel punto mi baciò sulla bocca e ancora carico cominciò a sfondarmi la vagina era instancabile potente virile.
-Ti amo Padrone. Gli urlai mentre raggiungevo un altro orgasmo.
Stavamo per riaddormentarci abbracciati erano circa le cinque di mattina quando gli uomini della squadra mobile fecero irruzione nel appartammo, ci puntarono contro le pistole intimandoci di non muoverci, ci hanno consentito di metterci qualcosa a dosso e pochi minuti dopo eravamo già sul cellulare che ci portava in questura.
L’ispettore Franco Carri era un amico di mio padre, fu lui ad interrogarmi .
-Come ci sei finita in questo giro sporco? Mi chiese.
Rimasi in silenzio senza dire niente.
-Se non collabori devo farti mettere dentro e non voglio se mi dici tutto con i nomi te la cavi con poco. Mi disse
Cercava in tutti i modi di aiutarmi e alleggerire la mia posizione ma io mi ostinavo a non dire niente, alla fine dovette per forza farmi portare in carcere.
In qualche giorno mio padre con l’aiuto di un buon avvocato mi fece uscire, ritorni a casa dei miei e ripresi gli studi, tentai di andare a trovare Hafiz in carcere ma mi fu impedito dai miei e dalle autorità, qualche mese dopo seppi che fu rimpatriato e di lui non seppi più nulla, Antonio e Aminah vennero arrestati per spaccio di droga circa un anno dopo.

giovedì 9 febbraio 2012

ELISA cap 4

La mattina dopo la svegliai leccandole i piedi come mi aveva ordinato la sera prima di addormentarsi.
- Brava schiavetta, cominci bene - Mi disse Aminah con fare arrogate, da padrona.
Lei come prima cosa prese il guinzaglio e lo agganciò al collare che portavo al collo, si alzò dal letto e cominciò a tirarmi. Docilmente la seguii fino in bagno dove lei fece i suoi bisogni, poi si alzò e mi ordinò di ripulirla con la lingua. Al primo momento ebbi forti conati di vomito nel leccare le gocce residue di urina ma poi, pian piano, mi abituai.
All’ improvviso Aminah, quando reputò che avessi finito, mi diede un forte strattone per farmi staccare dalla sua fighetta.
Andammo in cucina e mi fece preparare la colazione solo per lei, visto che Antonio era già uscito di casa. Oltre al latte e i biscotti che c’erano, pretese che le preparassi anche delle uova.
Quindi mi fece mettere un piatto vuoto per terra, vicino alla sua sedia e si mise a mangiare con calma. Ogni tanto buttava gli avanzi nel piatto posato a terra, a volte vi risputava pezzi di biscotti o uova che aveva già masticati. Quando ebbe finito mi ordinò di mangiare la mia colazione che altro non era che quello che aveva buttato fino ad allora nel piatto a terra.
Mi veniva da piangere, lo stomaco mi si era chiuso. Mi sembrava di morire dallo schifo e dalla vergogna.
- Non vuoi mangiare? Sappi che non avrai altro e devi essere in forma perché pomeriggio verrà il mio amico Hafiz che ti aprirà per bene, sia davanti sia di dietro. Così domani sari pronta per il tuo debutto -
Ed Hafiz arrivò. Era uno splendido ragazzo Nigeriano trentenne alto circa un metro e novanta fisico incredibile, tutto muscoli e potenza, vestito tipo rapper americani. Quando si spogliò rimasi sbalordita dal suo pene, non avevo mai visto una cosa simile.
“Impossibile che possa mettermelo dentro tutto, non può starci”, pensai.
Ero impaurita e si vedeva ma Aminah sadicamente gli disse:
- Non avere pietà di questa troietta, sfondala per bene -
Il dolore all’inizio fu lancinante. Urlai e piansi dal male. Una volta entrato, quando cominciò il suo andirivieni, capii che il peggio era passato. Hafiz era di una virilità e di una potenza sovraumane, non ero mai stata scopata in quel modo. Mi sentivo davvero posseduta e riempita completamente. Andò avanti per un periodo di tempo che non so definire, facendomi venire a ripetizione tantissime volte, mai e poi mai mi ero sentita così. Le lacrime di dolore ora erano diventate lacrime di gioia e quando raggiunse l’orgasmo mi sentii inondata da un fiume caldo dentro di me.
Per tutto il giorno e la notte successiva fui posseduta ovunque da Hafiz, quell’uomo stupendo con la pelle color d’ebano. Mi addestrò anche a dare piacere con la bocca e con ogni parte del mio corpo.
- Sei una brava schiava Elisa - Disse a notte fonda, dopo che gli avevo fatto l’ennesimo pompino, infilandomi il suo cazzo fino in gola e bevendo tutto il suo nettare.
- Mi piacerebbe che tu fossi mia -
- Sarei immensamente onorata di diventare la vostra schiava, posso sperarlo? -
- Non so, dipende dal tuo padrone. Ma sappi che io sono molto duro con le mie schiave che tra l’altro marchio a fuoco e questo sarà un marchio che porterai per sempre -
- Implorerò il mio padrone di cedermi a voi - Dissi decisa.
La sera successiva Aminah organizzò un’asta tra i suoi clienti più facoltosi, chi di loro avesse vinto mi avrebbe avuto per l’intera notte. Con mio grande rammarico Hafiz non fu ammesso. Mi fecero salire su una pedana, io indossavo solo una minigonna di pelle e le scarpe con il tacco 12 rosse.
- Signori, Elisa ha 18 anni eppure sa già cosa un uomo vuole per essere felice, per il suo debutto si parte da 500 euro - Disse Aminah nel presentarmi ai suoi clienti.
-600, 800, 1500,1600,1800 nessuno offre di più?
- Duemilacinquecento - Disse un uomo che fino a quel momento era stato zitto.
- 2500 e uno, 2500 e due, 2500 e tre, aggiudicata al signor Enrico -
Enrico era un uomo dall’apparente età di sessantacinque anni, con uno guardo perfido.
Andammo in stanza e nonostante l’età si dimostrò molto in forma. Mi palpeggiò con durezza, si fece spogliare poi si sedette in poltrona e si fece fare un pompino. Mi dedicai a lui con grande passione. Poco prima che lo facessi godere mi fermò, mi fece girare e mettere in ginocchio con le natiche rivolte verso di lui, prese una frusta, me la passò sulle natiche e poi cominciò a colpirmi.  Io, come mi aveva detto Aminah il giorno prima, (“…se il cliente vuole frustarti devi agitare le natiche in segno di sottomissione…”) cosi feci.
Enrico apprezzò con grande piacere il mio gesto. Non colpiva con molta forza ma avevo comunque il culo in fiamme e non riuscivo a trattenere i lamenti. Più andava avanti più la sofferenza diventava insopportabile. Chiusi gli occhi e provai a pensare che era  Hafiz a frustarmi, da lui lo avrei accettato. Bastò questo pensiero per farmi bagnare, cosi quando l’uomo smise di frustarmi e venne a passarmi un dito sulla figa, la trovò umida e decise, perciò, che era il momento di scoparmi.
Il pensiero di  Hafiz mi aveva salvata.
Enrico mi penetrò in modo rude,  era eccitato e dava con foga, fino a godermi dentro quando, sfinito, si addormentò di colpo.



sabato 21 gennaio 2012

ELISA cap 3

Una sera Antonio venne a mangiare nel ristorante dove lavoravo come sguattera, era con una donna di colore, dal abbigliamento si capiva che era una prostituta, non tanto giovane ne particolarmente carina, io quella sera ero molto indaffarata in cucina e non me ne accorsi nemmeno fu una cameriera a dirmelo, Antonio era conosciuto e anche abbastanza in confidenza con il padrone del ristorante, solo dopo un po’ mi ricordai che era il giorno di paga e come sempre veniva lui a ritirare il mio stipendio di solito però arrivava a prendermi a fine turno e il proprietario  le consegnava i soldi questa volta invece era venuto molto prima e si era  addirittura messo a cenare con quella donna.
I due passarono tutta la serata seduti al tavolo a mangiare soprattutto bere vino, ogni tanto Antonio scambiava battute con il titolare, verso mezzanotte tutti i clienti se ne erano già andati, io finito di lavare i pentoloni e il pavimento della cucina sono uscita con secchio e stracci per andare pulire i bagni.
-Elisa, vieni un attimo. Mi gridò Antonio, appena mi vide uscire dalla cucina.
Mi avvicinai al tavolo senza parlare, la donna di colore che era con lui mi squadrò da capo a piedi.
-E’ lei ? chiese ad Antonio.
-Si.
-Questa ti farà guadagnare un sacco di soldi, non avrai più problemi vedrai.
Le disse in un buon italiano.
-Vai a finire il tuo lavoro adesso. Ordinò Antonio.
Non avevo pronunciato nemmeno una parola, mi girai e andai verso i bagni, dentro di me mi sentivo angosciata e impaurita, anche se non avevo la minima idea di cosa intendessero.
Finito il mio lavoro, il titolare del ristorante consegnò lo stipendio ad Antonio mentre io mi cambiavo, quando uscii dallo spogliatoio ho sentito il proprietario del ristorante che diceva.
-Se cambi idea io te la riprendo, Elisa è una che lavora e sta zitta e poi è anche veloce.
I due si strinsero la mano e si salutarono poi noi tre andammo in macchina.
-Questa è Aminah, per un po’ starà con noi e ti insegnerà un mestiere. Disse Antonio e i due scoppiarono a ridere.
Seduta sul sedile posteriore della vettura, rimasi pietrificata, ormai era chiaro Antonio voleva mandarmi a battere il marciapiede, non potevo credere che l’uomo che amavo cosi tanto, al punto di rompere i rapporti con la mia famiglia volesse farmi questo, “Sarà uno scherzo di pessimo gusto!” Pensai, mentre guidava verso casa cercai di convincermi ma in fondo lo sapevo che era capace di questo e non si sarebbe fatto remore pur di guadagnare dei soldi senza fare niente.
Appena a casa, Antonio mi disse
-Dovrò stare via per un po’ di giorni e Aminah sarà la tua padrona in mia assenza, le obbedirai e eseguirai i suoi ordini.
-Si padrone risposi. Ormai da un po’ di tempo voleva essere chiamato cosi,  la prima volta era successo qualche mese prima mentre facevamo l’amore, in un momento particolarmente appassionato lo avevo chiamato padrone.
-Mi piace sentirmi chiamare padrone, d’ora in poi mi chiamerai sempre cosi. Mi disse.
Io tra gemiti di piacere le sussurrai
-Si si si sei il mio padrone, sono la tua schiava, ti amo Antonio padrone mio.

Aminah tiro fuori dalla borsetta un collare e un guinzaglio, si avvinò e mi mise il collare poi mi tiro con il guinzaglio portandomi in giro per la casa finché non si fermò e si sistemò sulla poltrona ed io dovetti inginocchiarmi ai suoi piedi, di tanto in tanto mi dava dei piccoli calci, poi mi ordinò di leccarle le dita dei piedi, ad un certo punto mi tirò per il collare avvicinandomi alla sua vagina e mi obbligò a leccargliela, fui colta dal forte odore chissà da quanto non si lavava e quanti clienti aveva avuto durante tutta la giornata? Cominciò a Tirare il collare sempre più in su e mi faceva male ma l’odore dei suoi umori mi eccitava, la leccai con sempre più passione finche non la sentii gemere e bagnarsi.
-Brava cagnetta, lecca bene la tua padrona, ti faro diventare una brava baldracca ubbidente e sottomessa sempre pronta a tutto. Disse con aria soddisfatta mentre Antonio guardava divertito,
qualche minuto dopo nonostante l’ora tarda i due vollero che le preparassi la vasca per fare il bagno, vi entrarono assieme e dovetti  lavarli entrambi poi asciugarli da capo a piedi e subito dopo andarono in camera, si sdraiarono sul letto e cominciarono a scopare io ero in piedi vicino alla porta che guardavo con gli occhi sbarrati il mio uomo che si stava facendo quella puttana nel nostro letto, mi sentivo morire dalla gelosia, finito il loro rapporto sessuale, Aminah mi disse in modo brusco.
-Lavami con la lingua le parti intime davanti e dietro, forza sbrigati Sei una schiava e una baldracca, devi ubbidire più velocemente e senza che te le dico io certe cose.
Docilmente ubbidii cercando lo sguardo di Antonio che però non mi considerava neanche e un attimo dopo si addormentò.
-Brava schiava, da domani comincia una nuova per tè, vedrai che il tuo padrone sarà contento.
Mi disse Aminah con un sorriso che sembrava una smorfia di piacere.

giovedì 5 gennaio 2012

ELISA cap 2 "Ritorno in città"

Restammo in quella pensioncina di Rimini fino alla fine della stagione, io lavoravo al ristorante Antonio spendeva i soldi e si scopava ragazze che rimorchiava in spiaggia o nei locali, a volte andava anche con prostitute, in tutta la sua vita credo non avesse mai lavorato seriamente, prima era stato un calciatore semiprofessionista, aveva giocato al massimo in serie c poi qualche lavoretto occasionale o si era fatto mantenere da donne ricche.
Con i miei genitori ormai eravamo ai ferri corti, le poche volte che telefonavo litigavamo sempre, non capivano cosa mi era preso e perché non tornavo, non capivano come quel uomo mi avesse stregato.
Antonio mi fece tagliare i capelli cortissimi e me li fece tingere di color biondo platino, diventava sempre più autoritario e volgare sempre più spesso mi sodomizzava brutalmente, chiamandomi svuota coglioni, brutta puttana sei una vacca e altre volgarità.
Devo ammettere però che mi piaceva tutto quello che mi faceva subire ed ero innamoratissima, pazza di lui pronta a tutto per amore.
Finita la stagione tornammo a Milano e senza neanche passare  a salutare i miei andai  direttamente a vivere con lui nel suo appartamento, con la poca roba che avevo.
Antonio mi permise di riprendere la scuola ma la sera mi trovò un altro lavoro da lavapiatti in un ristorante del nostro quartiere, dove il lavoro era più duro di quello di Rimini perché c’era una lavastoviglie vecchia che lavorava male e spesso si rompeva cosi bisognava lavare tutto a mano, una vota finito con i piatti bisognava fare i pentoloni grossissimi e le padelle incrostate di fritto, alla fine ormai a notte fonda bisognava pulire i bagni che erano sempre in condizioni tremende.
Pochi mesi dopo i soldi non bastavano più in quanto lui non faceva niente passava le giornate in giro con gli amici del quartiere, cosi dovetti  lasciare la scuola e andare a lavorare a tempo pieno al ristorante, non mi interessava più niente di fare la maturità volevo solo stare con lui, anche se sapevo perfettamente che mi tradiva in continuazione con chiunque le capitasse                          
Intanto Antonio era sempre più padrone della mia mente e del mio corpo, mi ha fatto infilare un anello nei capezzoli e uno nell’ ombelico.                                                                     
Una sera che ero di riposo al ristorante ha invitato a casa due suoi amici, mi ha fatto mettere un vestitino succinto che copriva pochissimo e senza biancheria intima sotto con dei tacchi a spillo un trucco pesantissimo come piaceva a lui.                 
 -Sembri una vera puttana, sei la mia puttana. Mi disse.  Dovetti servire la cena a lui e a i suoi amici, ogni volta che qualcuno aveva bisogno di qualcosa Antonio mi dava un colpo di frustino sulle chiappe per richiamarmi al dovere, quando ebbero finito di mangiare Antonio mi ordino di succhiarli tutti io ero imbarazzatissima, non mi ero mai trovata in una situazione del genere, fino a pochi mesi prima ero una classica brava ragazza secchiona.                                    
-Sbrigati svuota coglioni fai il tuo dovere, e voi  sborratele addosso dove capita. Ruggì.
Alla fine ero completamente ricoperta di sperma, era la prima volta che facevo sesso con qualcuno che non era Antonio, lui è stato il primo l’uomo che mi ha sverginato. 
Come se non bastasse uno dei due quello più vecchio e trasandato mi chiese di succhiarle le dita dei piedi. 
-Non devi chiederglielo devi ordinarglielo. Le disse Antonio.
Un colpo di frustino mi obbligò ad obbedire, erano terribilmente puzzolenti, ma l’odore cosi forte e acre mi eccitava, alla fine prima che se ne andassero dovetti lavare il cazzo a tutti con la bocca e quando rimanemmo soli Antonio mi fece mettere sul tavolo alla pecorina mi afferrò saldamente per le chiappe e mi sodomizzo con forza, con un movimento forte deciso finché non mi inondò il culo di sperma. 
-Voglio essere tua in modo totale come una schiava. Le dissi quando raggiunsi l’orgasmo, lui con il frustino mi colpì ancora sulle chiappe rendendo il piacere ancora più profondo intenso, completo.

martedì 3 gennaio 2012

LA PRIMA VACANZA DI ELISA

Avevamo preso una camera in una pensioncina a Rimini, passavamo quasi tutto il tempo a fare l’amore, Antonio il mio fidanzato era passionale e travolgente, io innamoratissima.
Lui aveva 36 anni e io 18 compiti da un paio di mesi, i miei gestori si erano fortemente opposti sia alla vacanza che al nostro rapporto in generale, ma naturalmente io non li ascoltavo minimamente e in quel periodo cercavo di stare in casa il meno possibile perché la tensione era alle stelle e per un nonnulla si litigava di brutto.
Per due settimane è stato come essere in paradiso, sole spiaggia mare bagni, la sera a ballare in discoteca.
Finita la seconda settimana, sono finiti i soldi, Antonio però aveva ancora voglia di stare in vacanza, cosi in poche ore mi trovò un posto da lavapiatti in un ristorante, in modo da poter guadagnare quello che serviva per continuare la vacanza, io completamente soggiogata da lui accettai, anche perché al inizio si era parlato di qualche ora alla sera.
-Per mezzanotte hai finito, vengo a prenderti e andiamo a divertirci in discoteca o in qualche locale.
Mi aveva detto.
Mi ritrovai a dover lavare montagne di piatti fino alle 4 del mattino dalle 8 di sera senza un attimo di sosta, quando finivo ero cosi stanca che mi addormentavo in macchina nel tragitto per tornare in albergo.
Dopo tre giorni ero distrutta ma non mi lamentavo, infondo passavo tutto il giorno con lui in spiaggia o a fare lunghe e appaganti scopate in camera e mi andava bene, ero felice.
La sera del terzo giorno il proprietario del ristorate ci venne in contro e ci disse che aveva bisogno anche a mezzogiorno e naturalmente sarebbe aumentata la paga.
Antonio le rispose.
-Si va bene, accettiamo volentieri.
Cosi il lavoro si fece molto più lungo e pesante.
Io ero orgogliosa di me e andavo fiera del fatto che mai una volta avevo contraddetto il mio uomo o non le avevo ubbidito.
Ero contenta di lavorare duramente come sguattera in quel ristorante, mentre Antonio passava il tempo in spiaggia ad oziare o in qualche locale a divertirsi spendendo i soldi che guadagnavo cosi duramente, “Infondo sono solo un paio di settimane.” Pensavo.
Lo facevo per lui, cosi poteva godersi ancora un po’ di vacanza, io infondo andavo ancora a scuola e pensavo che meritasse più di me una buona vacanza

Alla fine di due settimane massacranti, il proprietario del ristorante mi disse.
-Si vede che hai voglia di lavorare, se vuoi ti prendo fino alla fine della stagione?
Di istinto risposi
-Deve parlare con Antonio e lui che decide.
Quando arrivò a prendermi, il proprietario le è andò in contro e si sono messi a parlare loro due io sono andata in macchina e ho aspettato li, quando Antonio è tornato mi ha detto.
-E’ contento di te e ti tiene fino alla prima settimana di Ottobre. Me lo disse allegro come uno che ha appena vinto al gratta e vinci.
-Ma io a settembre comincio la scuola, quest’ anno è l’anno della maturità
Lui mi guardò con un espressione dura spietata che non le avevo mai visto prima.
-Sei proprio una stupida, cosa te ne frega della scuola e della maturità, l’importante è guadagnare.
-Ti prego Antonio, lasciami finire la scuola.
-Ma sei scema, si va a scuola per trovare un lavoro e tu adesso un lavoro ce l’hai cretina.
Mi sono messa in ginocchio con le lacrime agli occhi.
-Ti prego, devo cominciare la scuola è l’ultimo anno.
-Non mi seccare più con queste stronzate, ho detto che lavori fino a fine stagione, basta mi sto arrabbiando.
-No perdonami non arrabbiarti, le dissi.
Intanto si era seduto sul letto, io ero ancora li davanti a lui in ginocchio.
-Adesso succhiamelo. Mi disse abbassando i pantaloni.
Ubbidiente cominciai a fargli un pompino, Antonio è molto dotato, un vero stallone, mi piace da matti prenderglielo in bocca. “Da brava pompinara come dive lui.” quando è venuto mi ha sborrato in faccia con dei lunghi fiotti, tendevo la lingua per non perderne nemmeno una goccia, mi passavo la lingua sulle labbra per leccare quello che debordava e mandavo giù tutto, felice di essere innaffiata dal suo sperma, sentivo dal suo respiro affannoso che era soddisfatto.
-Faccio quello che vuoi tu, amore, tanto poi con la scuola recupero durate l’anno le dissi completamente rapita.
Per fortuna il lavoro diventava meno duro man mano che ci si avvicinava alla fine della stagione, comunque era sempre impegnativo, lui aveva molto tempo libero che io pensavo trascorresse da solo, in realtà lo passava con una turista Svedese di 24 anni bellissima, l’ho scoperto un giorno che non mi sentivo molto bene e il proprietario mi ha lasciato uscire molto prima del solito, sono tornata alla pensione a piedi e li ho trovati a letto.
Sconcertata mi sono messa a piangere.
-Cosa c’è da piangere stupida è meglio che ti abitui, perche io mica mi accontento di una santarellina come tè, io ho bisogno di porche, quindi vedi di imputtanirti in fretta.
-Ma io ti amo!
-Smettila con queste stronzate, se voi stare con me devi diventare una troia di prima categoria.
Sono andata ad inginocchiarmi davanti a lui.
Piangendo le dissi.
-Ti prego non lasciarmi farò tutto quello che vuoi tu.