Domande, curiosità, consigli? scrivete a kyrrrr0@gmail.com

mercoledì 1 maggio 2013

L’AMICO

Quando ho conosciuto mia moglie negli anni settanta, aveva 18 anni e già da due anni faceva la domestica a casa di un mio amico.
Giorgina in paese era famosa come la “servetta dei Martini”
Tutti dicevano che andava a letto con il signor Giuseppe, il padre del mio amico, un uomo già oltre i sessant’ anni vedovo da una decina.
Io e Attilio, il mio amico avevamo 26 anni, lavoravamo nella stessa azienda e giocavamo a calcio a livello dilettantistico in una squadra della zona.
Io stavo con Mara 21 enne brava ragazza che aveva studiato dalle suore ed era molto osservante.
Quando una sera d’estate, il signor Giuseppe ebbe un infarto e di conseguenza mori, in paese tutti dicevano che l’infarto le era venuto mentre era a letto con la servetta. “Ai tempi si diceva tranquillamente servetta senza che nessuno si offendeva.”
Non capivo esattamente cosa mi attraeva cosi tanto in Giorgina, forse la sua docilità nei confronti del mio amico e suo padre forse il fatto che portava sempre il grembiule e si comportava in modo estremamente servile.
Una sera dopo gli allenamenti io e Attilio cenammo a casa sua, Giorgina faceva avanti e indietro dalla cucina al soggiorno per servirci, ad un certo punto Attilio le disse in modo duro.
-Serva di al mio amico che io riesco a farti godere anche solo succhiandomelo.
-Si padrone, con un maschio capace di dominarmi come voi riesco a raggiungere l’orgasmo anche solo succhiandoglielo.
La guardò in modo eloquente, lei non disse una parola si inginocchiò davanti a lui le sbottonò i calzoni e lo prese in bocca, vedevo le sue guance gonfiarsi e sgonfiarsi ritmicamente, il mio pene era diventato durissimo e cominciai a masturbarmi.
Ad un certo punto lui le si sfilò dalla bocca, la fece mettere sul divano, lei si alzò gonna e grembiulino di pizzo e aprì le cosce per farsi penetrare, cosa che lui fece prontamente, l’espressione di Giorgina mentre la penetrava era di rilassamento, fece un lungo sospiro mentre lui le arrivò fino in fondo e cominciò a muoversi con decisione e con forza e la montò con brutalità cacciandolo in fondo il più possibile, dopo poco lei cominciò a gridare di piacere muovendosi in modo frenetico, lui continuò ancora un poco a scoparla, poi si ritrasse e gli e lo sfilò un secondo prima di esplodere di piacere sulla faccia e su i capelli di Giorgina, a quel punto anche io non seppi più trattenermi e anche il mio sperma schizzo fuori.
Qualche sera dopo chiesi ad Attilio se il sabato sera seguente le andava di venire a ballare con me e la mia ragazza, la quale avrebbe portato un amica, Attilio ci pensò su per un po’ e poi mi disse che sarebbe venuto, per la verità non sembrava molto entusiasta.
Attilio era un ragazzo educato e a modo, addirittura timido in certi momenti poi improvvisamente cambiava completamente e diventava un'altra persona, a volte diventava duro e autoritario a volte volgare a volte anche sadico.
Di certo sapeva imporre la sua volontà e dopo quella sera con Giorgina avevo cominciato a fantasticare tra me e me che Mara la mia fidanzata diventasse la sua schiava sessuale e io che li guardavo mentre si divertivano.
La serata in balera fu abbastanza noiosa, Attilio rimase tutto il tempo al bancone del bar senza mai ballare e scambiò pochissime parole con l’amica di Mara, io e la mia fidanzata abbiamo fatto qualche ballo tanto per cercare di divertirci, finita la serata e riaccompagnate le ragazze a casa io e Attilio ci siamo fermati nel ultimo bar rimasto aperto a berci l’ultima birra      
Attilio che era stato in silenzio per tutta sera improvvisamente mi disse.
-La tua fidanzatina mi ha detto che ha voglia del mio cazzo, di uno che sa farla godere.
Mentalmente ripensai alla serata, non mi sembrava che erano mai rimasti soli e non ricordo di averli visti parlare, comunque fui stupito di sentirle dire quelle cose.
-Mi ha detto che lo vuole in tutti i buchi, ha una voglia pazzesca di me, non resiste
Vuole succhiarmelo, vuole diventare la mia troia ed essere chiavata come una vacca. “alla faccia di quell’ segaiolo impotente del mio fidanzato, mi ha detto.”
Mara cresciuta ed educata in una famiglia molto cattolica e avendo studiato dalle suore di sicuro non si esprimeva in quel modo, Attilio si stava inventando tutto, ma mi accorsi di essere eccitatissimo a sentire quelle parole.
-La tua fidanzata è proprio una troia scatenata, dice che tu non la chiavi quasi mai e il tuo cazzetto è molliccio e non lo sente neanche.
Ormai eccitatissimo risposi
-Sarebbe un onore se se tu andassi a letto con la mia fidanzata, la sua figa dovrebbe  essere riservata ad un uomo capace e possente come te, a me dovranno bastare le seghe perché ovviamente non ne vorrà più sapere di me dopo il tuo grosso cazzo.
-Ma Mara è troppo per tè, tu dovresti sposare una vacca schifosa come la mia serva Giorgina, sai quanto se l’è scopata mio padre, l’ha persino messa incinta, poi l’ha fatta abortire, adesso la scopo io come hai visto e l’ho anche fatta scopare a tutta la squadra.
Ormai andavamo a ruota libera.
-Domani pomeriggio venite a trovarmi a casa tu e la tua fidanzatina. Disse Attilio bevendo l’ultimo sorso di birra mentre si alzava dal tavolino
-Paga le birre. Aggiunse mentre se ne stava andando.


“””

L’indomani era domenica, il campionato era finito quindi andai a prendere Mara nel primo pomeriggio e poi andammo a casa di Attilio, dentro di me speravo che avvenisse qualcosa delle fantasticherie della sera prima, lui forse non si aspettava neanche il nostro arrivo, era sul suo terrazzo a torso nudo sdraiato al sole.
Ci sedemmo e Giorgina ci portò da bere, per una buona mezzora parlammo del più e del mano, poi ad un certo punto Attilio disse a Mara
-Mi ha detto Giulio che hai voglia di fare sesso con un vero uomo!
Mara divenne rossa in volto ebbe un momento di vero imbarazzo.
-Adesso ti faccio vedere.
Chiamò Giorgina che dopo averlo guardato in faccia capì subito, si inginocchiò davanti a lui le tirò fuori la verga e lentamente le passò la lingua sopra, lui la afferrò per i capelli con la mano e guidò il suo andirivieni lungo il suo pene finche non è venuto tirandosi in dietro al ultimo istante e schizzando il suo seme sul volto.
Io e Mara guardavamo la scena esterrefatti.
-Sei mai stata inculata? Le chiese Attilio.
Lei rimase muta, dopo qualche secondo fece cenno di no col capo.
-Voglio una risposta precisa! Disse Attilio con voce possente.
-No, non sono mai stata sodomizzata.
La fissò negli occhi, eccitandosi visibilmente della sua vergogna, la prese per mano, lei ebbe un tremito, lui l’abbracciò stretta e poi la baciò sulla bocca con passione, dopo un piccolo tentativo di ribellione Mara si abbandono tra le sue braccia completamente rapita.
Ero eccitatissimo la verga mi scoppiava.
Attilio fece sdraiare Mara sul divano si tolse i pantaloni le fece allargare le gambe cominciò a leccarle la vagina lentamente poi cominciò a strusciare il glande contro il suo clitoride, lei cominciò a gemere e sorprendendomi a supplicarlo di non aspettare più di scoparla subito, lui la penetrò con un solo colpo e la scopò vigorosamente finche lei si è contorta e ha gridato in preda ad un orgasmo violentissimo, interminabile, al punto che sembrava svenisse da un momento al altro.
Rimasero immobili tutti e due per un lunghissimo momento, poi appena Attilio si riprese mi ordinò di spogliarmi nudo poi chiamò Giorgina.
-Metti un grembiule a Giulio e mandalo a pulire i sanitari, dopo controllerò che il lavoro sia stato fatto bene, ero ancora eccitatissimo e il cazzo tendeva il tessuto del grembiule in modo ridicolo.
-Vedete donne, Giulio ama farsi trattare da schiavo, altre ai sanitari lava anche i pavimento, sguattero. Cara Mara dovresti provare deprezzo per il tuo fidanzato che si lasci umiliare cosi.

“””

Da quel giorno in poi i miei rapporti con Mara cambiarono radicalmente, aveva perso ogni tipo di rispetto nei miei confronti ed era sempre più dura, non mi concesse più nessun tipo di rapporto sessuale.
Tutte le volte che Attilio ci chiamava a casa sua andavamo di corsa e finiva sempre nello stesso modo, al inizio Giorgina lo scaldava lo preparava sessualmente e poi scopava Mara sempre più persa in questo torbido rapporto, mentre io mi masturbavo.
Una sera Attilio e Mara erano a letto dopo aver fatto l’amore distesi sul letto si tenevano abbracciati, Giorgina li stava ripulendo con la lingua dei loro umori quando Attilio disse
-Non ti sembra che siano una bella coppia questi due servi?
Mara ci pensò un attimo poi disse
-Si è vero hai ragione, anzi dovrebbero sposarsi fra di loro, sono due esseri inferiori e starebbero bene insieme.
-Ma è il tuo fidanzatino. Disse Attilio in modo sarcastico.
-Ma dopo che sono stata con tè non lo voglio più, che si sposi la tua servetta.
Rispose lei sferzante.  
Bene allora è deciso tra poco tempo questi servi  convoleranno a giuste nozze.
Disse ridendo Attilio.

domenica 21 aprile 2013

Meglio essere vigliacchi per un minuto che morti per il resto della vita! Woody Allen

mercoledì 27 marzo 2013

WONDERFUL TONIGHT - MERAVIGLIOSA STASERA

Eric Clapton

It’s late in the evening – E’ tarda sera
she’s wondering what clothes to wear – lei si sta chiedendo quali vestiti indossare
she puts on her make up – si trucca
and brushes her long blond hair – e si spazzola i lunghi capelli biondi
and then she asks me – e poi mi chiede
do I look alright – sto bene?
and I say yes, you look wonderful tonight – e io rispondo sì, sei meravigliosa stasera

We go to a party – Andiamo a una festa
and everyone turns to see – e tutti si girare a guardare
this beautiful lady – questa bellissima donna
that’s walking around with me – che va in giro con me
and then she asks me – lei mi chiede
do you feel alright – va tutto bene?
and I say yes, I feel wonderful tonight – Ed io rispondo sì, sto davvero bene stasera

I feel wonderful – Sto meravigliosamente
because I see the love light in your eyes – perché vedo nei tuoi occhi la luce dell’amore
and the wonder of it all – e la cosa più strana di tutto questo
is that you just don’t realize – è che tu proprio non ti rendi conto
how much I love you – di quanto ti amo

It’s time to go home now – Adesso è ora di andare a casa
and I’ve got an aching head – e ho un mal di testa
so I give her the car keys – così le ho dato le chiavi della macchina
she helps me to bed – mi ha aiutato a mettermi a letto
and then I tell her – e allora le ho detto
as I turn out the light – mentre spegnevo la luce
I say my darling, you were wonderful tonight – ho detto “tesoro mio, eri splendida stanotte
oh my darling, you were wonderful tonight – oh tesoro mio, eri splendida stanotte

mercoledì 20 marzo 2013

LA DEA

Non avevo mai visto un uomo piangere in modo cosi disperato, eppure la signora Hilda era sempre ruvida e arrabbiata con lui, le dava incarichi domestici di fatica tipo spostare mobili, imbiancare, lavare piatti pavimenti e  sanitari, tenere in ordine il giardino, Jacques era robusto e forte, venerava la signora Hilda con la quale non aveva mai avuto nessun rapporto sessuale, semplicemente si realizzava nel servirla nel ricevere ordini da lei e nel sapere che lei era contenta del suo lavoro. Qualche volta per premiarlo le concedeva di masturbarsi ai suoi piedi calzati da stivali.
Jacques di origini francesi 35 enne era un imprenditore di successo grazie anche al fatto che proveniva da una famiglia ricca, sei mesi prima aveva lasciato moglie e figlia perché la padrona gli aveva detto che se voleva essere suo schiavo non doveva avere altri legami e doveva dedicarsi totalmente a lei, un mese prima Jacques le aveva fatto una sorpresa per il suoi cinquantesimo compleanno, come segno di amore e devozione le aveva intestato una villa in costa azzurra come regalo, ed ora lei gli aveva comunicato che si era stancata di lui e doveva andarsene, era affranto singhiozzava come un bambino, io e Rosalba non sapevamo più come consolarlo, la padrona spietata ribadì. – Tra mezzora fuori di qui con tutte le tue cose, veloce. Lui triste e sconsolato prese la sua valigia e si incamminò a piedi per il vialetto della villetta, ogni tanto si fermava e si voltava per vedere se la padrona ci aveva ripesato e lo richiamava, ma la cosa non avvenne cosi Jacques spari uscendo dal cancello  
Anche io affascinato dalla signora Hilda ero diventato suo schiavo, grazie al mio fisico atletico ai miei 33 anni e il fatto di essere ben dotato ero privilegiato infatti ero Il suo stallone da letto, facevo tutto quello che lei desiderava sessualmente, a differenza di Jacques ero scapolo e quindi non avevo fatto soffrire nessuno, alle nostre performance sessuali assisteva Gianni il suo “Schiavo marito becco” come lo chiamava lei che doveva leccarle la fica e il culo dopo i nostri rapporti e spesso seno o cosce dove avevo eiaculato.
Gianni godeva nel annullamento e portava una cintura di castità, aveva da tempo rinunciato ai suoi diritti coniugali, da anni Hilda la nostra Padrona Dea non le si concedeva più, lui le dava tutti i guadagni del suo lavoro in modo da permetterle di vivere dedicando il proprio tempo ad i suoi vizzi e allo shopping al vestire bene e al piacere.
La villetta era fuori città in un quartiere elegante e tranquillo, Rosalba 30 enne bionda e affascinate da una decina di anni era la sua schiava cameriera, poco più bassa della padrona ma comunque almeno un metro e settanta, carattere remissivo e timida realmente innamorata della sua padrona che l’aveva educata a servirla in silenzio.
Adoratrice di tutto il suo corpo, della sua voce, della sua pelle, dal suo profumo dai suoi occhi di ghiaccio di un grigio intenso e profondo che le facevano sempre piegare lo sguardo, aveva imparato ad accettare sculacciate e qualche frustata nel caso avesse commesso errori nel servirla, svolgeva solerte lavori domestici di qualità e fiducia non pesanti, per quelli c’era lo sguattero Jacques, ed era un ottima cuoca.
La nostra Dea aveva cinquanta anni, nata a Dresda era in Italia da circa venti anni alta metro e settantacinque, settanta chili di peso e la quinta di reggiseno, dal tono della voce fermo deciso e duro, era impossibile non obbedirle, quando facevamo sesso lei si posizionava sempre sopra da dominatrice, la scopavo selvaggiamente, i primi tempi sentiva dolore per via delle dimensioni del mio pene ma poi le sue pareti se sono adattate e cosi provava solo piacere raggiungendo l’orgasmo tre o quattro volte, poi le chiedevo se le posso venirle dentro, lei mi diceva di no e dovevo uscire velocemente a quel punto trovavo Rosalba pronta a prenderlo in bocca e subito gli e la riempivo del  mio caldo sperma, la padrona le ordinava di non smettere non fermarsi e farmelo tornare duro cosa che avveniva in poco tempo e di solito ricominciavo a scoparle la nostra Dea, questo succedeva anche tre volte di fila.
Una giorno la padrona mi ha confessato che aveva raggiunto un orgasmo talmente violento come non credeva possibile si potesse avere, cosi mi ricompensò con baci carezze e rassicurazioni. -Finché scopi cosi, no preoccuparti sarai il più nobile dei miei servi. Mi disse col suo marcato accento tedesco, mi sentii fiero di me come non mai.
Quando era di cattivo umore era veramente dura servirla, se si accorgeva che avevo un erezione nel momento in qui lei non gradiva mi dava delle sonore sberle sul membro, oppure usava il frustino dopo avermi legato per i polsi con un foulard, peggio andava a Gianni il marito becco che veniva sculacciato con una padella e poi con la frusta, le strizzava in continuazione le pelle, le legava il pene con la corda e le versava cera fusa sul membro.
Con Jacques addirittura usava il nerbo di bue lo faceva masturbare energicamente da Rosalba con la mano avvolta in stracci ruvidi, spesso doveva leccare scarpe e stivali compreso tacchi e suole.
Rosalba subiva delle sculacciate a mani nude o con il dorso di una spazzola, a volte veniva clisterizzata, in oltre doveva essere sempre pronta nel servire anche sessualmente eventuali ospiti della padrona sia maschi che femmine, le aveva insegnato a leccare e massaggiare con la massima attenzione e a mostrare tutta la sua devozione.
Rosalba amava realmente la padrona, e la serviva con amore anche nei momenti in qui non era in forma, stanca, malata, ed era orgogliosa di dimostrarle la sua sincera devozione proprio nei momenti in qui era arrabbiata, triste o non in perfetto ordine.  
Gianni dovette assumere anche il ruolo di sguattero, svolgendo i lavori che prima toccavano a Jaques, la mostra Dea padrona lo faceva vestire in modo ridicolo ed umiliate, sempre con i pantaloncini corti in tutte le stagioni del anno, a volte le faceva mettere un vestitino femminile con un grembiulino di Rosalba, quando commetteva qualche errore che la padrona riteneva particolarmente grave le faceva passare la notte nella cantina di casa legato al  muro per il collo, come un animale.
Una sera la nostra Dea tornò a casa con uno splendido ragazzo Sudanese di 30 anni molto vigoroso di nome Ali, chiamò Rosalba e le ordinò di spogliarsi, poi le disse.
-Apriti e mostrati ad Ali. Rossella con le dita apri la sua figa completamente rasata.
Ali non esitò si tolse i pantaloni si avvicinò a Rosalba che si aspettava di dover solo farglielo diventare duro come faceva sempre poi mettersi in disparte mentre il maschio scopava la padrona, invece quella volta la nostra dea si sedette su di una poltrona e guardò che lo splendido ragazzo nero la sollevò di peso e gli e lo infilò tutto dentro con un poderoso colpo di reni, Rosalba lanciò un urlo di dolore, ma ben presto cominciò a dimenarsi come una furia. Hilda si avvicinò a me e mi baciò in bocca, mi prese il cazzo in mano e delicatamente me lo masturbò finché non raggiunse la massima eiezione poi a sorpresa si mise alla pecorina e mi ordinò di scoparla cosi, lo feci guardando Rosalba che si faceva sbattere da Ali.
Dopo un po’ la padrona Hilda cominciò a mugugnare e a muoversi più velocemente con il respiro affannato, quando sono stato sul punto di eiaculare ho tirato fuori il cazzo e l’ho infilato nel culo di Rosalba, sono rimasto fermo per qualche secondo nel suo dietro, anche perché altrimenti avrei goduto subito.
-Torna subito qui e infilalo nel mio di culo, schiavo. Mi ordinò la padrona.
In tutti quei mesi non se l’era mai fatto mettere nel culo, senza pensarci due volte tornai dalla padrona e la penetrai dietro, camiciai a scoparla mentre con le mani le accarezzavo il clitoride, poi le infilai due dita nella fica e dolcemente la smanettai finché non si sciolse in un lunghissimo orgasmo seguito dalla mia abbondante sborrata dentro di lei, era la prima volta che mi concedeva tanto.
La sera stessa dopo che Ali se ne andò, La padrona Hilda disse a Rosalba.
-E giunta l’ora che tu prenda marito, Ali potrebbe essere la persona giusta per tè.
-Anche io padrona potrei essere un ottimo marito per la vostra schiava. Dissi in modo umile.
Lei mi guardò e rispose
-Ci penserò.

lunedì 4 marzo 2013

L'adulterio è l'applicazione della democrazia all'amore.
Henry Louis Mencken

mercoledì 20 febbraio 2013

LA BIONDA DEL PRIMO PIANO


Camminava ancheggiando in modo accentuato, mettendo in risalto il suo sedere tondo e pieno, tutti gli uomini si fermavano a fissarla quando passava, la folta chioma bionda le dava un aria da snob e la rendeva ancora più affascinate.
Era sposata da poco, il marito tornava a casa solo nei week end, viveva al primo piano del palazzo di fronte a noi, a volte nei caldi pomeriggi d’estate si metteva in costume a prendere il sole distesa su uno sdraio.
Più di una volta ho sorpreso mio marito che la guardava dal nostro balcone, provavo gelosia e una morbosa eccitazione, nel pensare a quella bellissima bionda naturale tra le sue braccia.
Io e mio marito eravamo sposati da cinque anni, lui era un trentaquattrenne in perfetta forma fisica ed io avevo ventotto anni, castana con i capelli corti un viso regolare e nonostante avessi la sua stessa taglia, lei sembrava molto più fornita di me.
Ero innamoratissima di Enrico, facevamo sesso divinamente, lui era fermo e deciso un uomo autoritario vecchio stampo ed io la mogliettina sottomessa, si eravamo una coppia un po’ retrò lui l’uomo capo famiglia autoritario che la sera esce con gli amici, io la moglie che rimane a casa a stirarle le camicie.
Una sera d’estate stavamo bevendo una bibita sul nostro balcone era già buio tenevamo le luci spente per non attirare le zanzare, lei di fronte a noi girava per casa sua con un miniabito molto succinto, le sue finestre erano illuminate e vedevamo chiaramente le sue forme eleganti, era sensuale in ogni suo movimento.
Allungai la mano sul pene di mio marito, lo sentii duro come il marmo.
-Amore sei eccitato?
-Si e quella bionda della casa di fronte che me lo fa tirare. Mi rispose.
-Adesso ci penso io amore. Gli dissi
Mi sono alzata dalla sedia e mi sono inginocchiata davanti a lui, gli ho aperto i pantaloni e gli e l’ho preso in bocca e ho cominciato a succhiarglielo, Enrico aveva un pene molto lungo e per prenderglielo in bocca tutto dovevo fare uno sforzo notevole, ma ormai avevo esperienza e mi piaceva molto farli i pompini, i suoi gemiti mi riempivano di orgoglio, andai avanti e in dietro, guardandolo dal basso verso l’alto, mi piaceva stare cosi in quella posizione, dopo poco tempo sentii il suo orgasmo e il suo liquido arrivare e riempirmi.

Il giorno dopo sulla bancarella del mercato ho trovato un miniabito tal e quale a quello che indossava la bionda del primo piano che tanto eccitava mio marito, l’ho acquistato senza pensarci su due volte, e mentre lo pagavo, mi venne in mente un’idea.
Prima di rientrare a casa passai dalla mia parrucchiera, ci conoscevamo da quando frequentavamo le medie.
-Ciao Giusy, sto cercando una parrucca bionda, per fare uno scherzo a mio marito, gli ho detto che mi sarei tinta e lui non era d’accordo, voglio vedere che faccia fa se mi vede bionda.
-Aspetta ne ho proprio una qui in negozio, te la prendo.
Incredibile era perfetta, dello stesso colore e della stessa lunghezza di come portava i capelli, la bionda del primo piano.
La sera quando Enrico è rientrato dal lavoro, indossavo il miniabito e la parrucca bionda, lui rimase di stucco vedendomi cosi.
-Cosa dici le assomiglio? Gli ho chiesto.
-Sembri proprio lei, adesso girati subito che ti voglio prendere come piace a me.
Conoscendolo e sapendo le dimensioni del suo pene, gli dissi.
-Aspetta che vado a prendere l’olio di vaselina.
Lui mi afferrò.
-Sono troppo eccitato, non ho tempo da perdere.
Cominciò a spingere il suo pene dentro il mio sedere, un attimo dopo gemevo di dolore e di piacere, lui mi sconquassava penetrandomi con colpi decisi e spingeva fino al massimo che poteva entrare, mi teneva per i fianchi e aumentò il ritmo finché non l’ho sentito urlare mentre mi riempiva di sperma, io spingendo il bacino per accoglierlo tutto e urlai con lui il mio godimento.

Spesso la incontravo dal salumiere o dal’ortolano sotto casa, cosi avevo attaccato discorso, si chiamava Patrizia e aveva ventitré anni, prima di sposarsi abitava in un'altra città, scambiava qualche parola ma non si fermava mai a lungo e non dava molta confidenza.
Un pomeriggio l’avevo incontrata dal salumiere, sembrava di buon umore e rilassata cosi l’ho invitata a prendere un caffè da me, lei accettò subito.
Ci siamo messe a chiacchierare, Patrizia si sciolse e mi racconto un po’ della sua vita, stando bene attenta a non farmi vedere presi dal armadietto una fiala del farmaco che usavo contro lo stress a base di benzodiazepina e la versai nel caffè che le offrii.
Patrizia non si accorse di nulla essendo la benzodiazepina insapore e in odore, dopo pochi minuti cominciò a manifestare i primi sintomi di sonnolenza e torpore, le offrii una bibita dove vi svuotai una seconda fialetta, lei la bevette e pochi minuti dopo crollò addormentata.
Quando si risvegliò era legata ed imbavagliata al nostro letto matrimoniale, completamente nuda, Enrico era rientrato da qualche minuto e stava contemplando il suo magnifico corpo, gli occhi di Patrizia erano pieni di terrore, io ero eccitata impazzente che mio marito cominciasse a possederla, invece se ne stava li in silenzio a guardarla e non faceva niente, sembrava ipnotizzato.
Camiciai a leccare Patrizia con avidità, dopo poco lei cominciò a gemere agitando la testa, io tra le sue cose dimenavo il sedere in modo che Enrico lo vedesse bene e si eccitasse, la vagina di Patrizia era pelosa calda e odorante, Enrico cominciò a pizzicare i capezzoli della stupende bionda, si accorse che erano gonfi e duri.
Presi in mano l’uccello di  mio marito lo portai alla bocca e cominciai ad inumidirlo di saliva, poi ripresi a leccare Patrizia che ansimava e guardava con passione il grosso pene di  io marito.
Enrico la penetrò fino in fondo con una sola spinta, la vagina di Patrizia lo accoglieva tutto addirittura sembrava lo aspirasse con forza, Enrico cominciò il suo va e vieni, io la guardavo negli occhi e la vedevo eccitata, ho capito quando a goduto, subito dopo mio marito è esploso di piacere dentro di lei emettendo un grugnito sordo.

Qualche minuto dopo prepari una bibita per Patrizia le versai dentro un'altra fiala del farmaco a base di benzodiazepina, la obbligai a berlo facendomi aiutare da Enrico che le teneva toppato il naso per fargli aprire la bocca, si addormentò subito.
-Cosa mi hai fatto fare, finiremo in galera tutti e due.
Mi disse Enrico con il volto sconvolto dalla paura.
-Ma no vedrai che quando si sveglia non si ricorda più niente è la terza fialetta che le do in due ore, adesso la rivestiamo la mettiamo sul divano e quando si sveglia le diciamo che ha avuto un malore, andrà tutto bene.
-Tu sei pazza, cosa mi hai fatto fare, sei pazza. Mi disse Enrico sempre più stravolto dal rimorso.
-L’ho fatto per tè, me lo hai detto tu che ti eccitava.
-Si ma io non immaginavo, non credevo insomma ti rendi conto.
Farfugliò quasi piangendo.
-Potevi rifiutarti slegarla lasciarla andare e denunciarmi, ma non lo hai fatto ne hai approfittato, adesso sei colpevole quanto me.
Enrico ebbe una crisi di pianto che durò qualche minuto poi si riprese, intanto io avevo già ricominciato a rivestire la nostra vittima, una volta rivestita mio marito mi aiutò a riportarla sul divano, si risvegliò dopo più di un ora quando cominciava a fare buio.
-Patrizia, finalmente ti sei ripresa, ti sei sentita male qui a casa mia ti ricordi? Forse un calo di zuccheri, adesso come stai?
Le dissi fingendomi in ansia e preoccupata per lei.
-Non mi ricordo niente. Mi rispose.
Io e mio marito ci dimostrammo amorevoli nei suoi confronti, preoccupati della sua salute, la riaccompagnammo a casa e usammo molte premure nei suoi confronti.

Per un paio di giorni non usci di casa, le telefonavo un paio di volte al giorno per chiederle come stava, le mi diceva che si stava riprendendo.
Un pomeriggio l’andai a trovare, ormai si era quasi ripresa del tutto.
-Quanto tempo sono priva di conoscenza in casa tua? Mi chiese
-Non so, un quarto d’ora, massimo venti minuti. Risposi
-Perché non hai chiamato un ambulanza o un medico?
-Non mi è sembrato necessario, non sembrava niente di grave, un semplice svenimento, forse dovuto al caldo.
-Già. ripose con aria pensierosa.
Cambiai subito discorso, e lei si dimostro affabile anche più del solito.
Nei giorni seguenti ci frequentammo parecchio, andavamo a fare la spesa e al mercato il pomeriggio ci incontravamo sotto casa per mangiare un gelato, non parlammo più del suo “Malore.”
Enrico invece era sempre più strano, silenzioso e mi evitava, dopo il fatto facevamo l’amore sempre di meno con meno intensità e meno trasporto, sembrava staccarsi da me e la cosa mi faceva stare in pensiero.
Una mattina portandole il caffè a letto come sempre gli dissi.
-Hai visto che è andata bene, devi fidarti di me, oggi torna presto che lo rifacciamo.
Mi guardò con un aria smarrita impaurita.
-Si va bene.
Mi rispose ma nei suoi occhi non c’era eccitazione, il suo viso rimase impassibile imperscrutabile.
Invitai Patrizia a casa mia come la volta prima, per prendere il caffè, lei accettò. Mi ero già preparata le fiale e non fu difficile versale nel caffè senza farsi vedere, ancora una volta funzionò e Patrizia si addormento quasi subito, la legai al letto questa volta in modo più sofisticato con le gambe aperte totalmente offerta.
Sentii suonare il campanello. “Strano che Enrico non ha le chiavi” Pensai
Andai ad aprire e mi ritrovai davanti due poliziotti in divisa e uno in borghese.
-Ispettore Franco Carri, polizia ci faccia entrare.
Ancora prima di finire la frase si era già infilato in casa seguito dai due poliziotti in divisa, pochi secondi dopo era in camera davanti a Patrizia narcotizzata e legata.
-La dichiaro in arresto per sequestro di persona e stupro. Disse mentre mi infilava le manette.
Con lo sguardo affranto sulla porta di casa Enrico in lacrime, mentre mi portavano via mi disse.
-Amore, dovevo fermati, l’ho fatto per il tuo bene.











giovedì 7 febbraio 2013

L’amore: un sentimento inventato. Ciò che conta è il gioco della seduzione, il rituale di piacere a qualcuno - Gesualdo Bufalino