martedì 6 agosto 2013
giovedì 1 agosto 2013
VITA DA SERVA 4
Giuliana, detta Lina 37 enne serva di casa da quando ne aveva 13
Cosimo. Il patriarca, 72 enne vedovo da 20 anni
Armando. Suo figlio 51 enne e marito di Luisa
Luisa. Moglie di Armando 41 enne
Simona. La viziatinissima figlia 18 enne
Patrizia 51 enne sindaco del paese, amante di Cosimo.
San Martino, Paesino immaginano dove si svolge la vicenda
-Allacciati bene il grembiule, bello stretto, Lina legaglielo tu.
Disse con fare strafottente la signorina Simona, ormai in casa eravamo in due a portare il grembiule, io e la signora Luisa.
Andai dietro di lei e gli e lo legai strettissimo, tirando più che potevo i lacci, finalmente la signora provava quello che provavo io.
Stavamo preparando la cena, la sera sarebbero stati nostri ospiti, la signora Patrizia sindaco di San Martino il nostro paesino e suo marito Riccardo, titolare del un concessionario auto.
Simona si alzò dalla sedia dove stava seduta, apri un cassetto della cucina prese un mestolo di legno di quelli che si usano per mescolare la polenta e si avvicino alla madre intenta a preparare le pietanze, le diede un paio di colpi sul sedere.
-Ahiaaa. Urlò la signora Luisa.
La figlia le gridò a sua volta
-Cosa fai, urli! in silenzio devi subire le punizioni, come fa Lina.
Mi si avvicinò e mi diede dei colpi fortissimi, dovetti sforzarmi per trattenermi dal urlare.
-Vedi cosi in silenzio devi subire, come lei, adesso inginocchiati e baciami le mani. Ordino alla madre.
Luisa ubbidì senza fiatare.
Poi Simona le ordino di rialzarsi e rimettersi al lavoro.
-Tu Lina vieni con me che mi devo fare il bagno poi mi devo vestire per la serata e tu mi devi lavare insaponare ed asciugare, sbrigati. Ordinò.
Era la sua consacrazione definitiva a regina di casa, fino ad allora solo Luisa si faceva lavare da me.
Quando la signorina Simona fu immersa nella vasca, mi ordinò
-Adesso devi farmi esattamente tutto quello che facevi a mia mamma, e non intendo solo lavarmi col sapone, hai capito.
-Si padroncina. Risposi
-Devi chiamarmi padrona, padrona e basta, non padroncina capito. Ribadì stizzita.
-Si padrona, mi scusi padrona.
Come facevo con Luisa, cominciai a palpeggiarle a lungo i seni, poi le baciai le tette e le succhiai i capezzoli, poi la insaponai e lavai, quando usci dalla vasca la avvolsi nel asciugamano poi mi inginocchiai davanti a lei e le leccai dolcemente la vagina, la annusai e la leccai al interno, lei non ci mise molto a venire, la accarezzai dappertutto, sentivo il suo corpo vibrare.
-ohh, Lina, mi porti in paradiso. Sussurrò.
La sera Simona era fasciata in un elegantissimo abito a top rosso di Valentino che metteva in risalto le sue curve, aveva raccolto i capelli dietro la nuca mettendo in mostra le spalle e la schiena che il vestito lasciava scoperte.
Era bellissima e giovanissima, lei stessa aveva scelto cosa doveva indossare la madre, una semplice gonna nera fino sotto il ginocchio e una camicetta bianca abbottonata fino al ultimo bottone, ai piedi delle ballerine.
Mentre Simona aveva dei bellissimi sandali stile stiletto con il tacco a spillo che la slanciavano.
Io avevo la classica divisa nera con grembiulino bianco, crestina e guanti bianchi.
Durante tutta la cena, parlarono di lavoro, affari, politica, poi al dolce Riccardo invito Simona il giorno dopo nel suo concessionario auto a scegliere la sua prima vettura.
Finto la cena Cosimo, Patrizia e Riccardo e Armando decisero di uscire per continuare la serata in un locale dove si suonava musica e si ballava, Luisa trovò la scusa che non si sentiva molto bene per rimanere a casa.
Io, Luisa e Simona ci ritrovammo in cucina.
-Lina, metti il grembiule alla sguattera, lavare i piatti è compito suo.
Disse Simona.
Andai a prendere il grembiule di gomma giallo, lungo fino quasi ai piedi, quello che usavo per i lavori pesanti di cucina e con immenso piacere lo infilai a colei che era stata la padrona di casa fino a poco tempo prima, le infilai la pettorina dalla testa e gli e lo legai strettissimo dietro.
Feci per consegnare i guanti ma Simona me lo impedì.
Deve lavare tutto senza guanti le si devono indurire le mani, le devono venire le mani da sguattera come le tue. Disse.
Simona si sedette su una sedia della cucina, io andai di fronte alla nuova padrona le mie gambe si abbassarono e caddi in ginocchio sul pavimento davanti a lei.
Infilai la testa nelle sue cosce e cominciai a leccare il succo che ne usciva,
mentre la leccavo le accarezzavo le cosce, sembrava impazzire di piacere.
Le infilai l’indice nella vagina facendolo scivolare fino in fondo e subito godette di quella penetrazione.
Anche il mio clitoride era infiammato.
Simona favoriva in ogni modo la penetrazione, dava colpi di reni verso di me per sentire il più possibile l’indice in profondità
-Sei una serva perfetta e viziosa. Gridò ansimando mentre raggiungeva un orgasmo violento.
mercoledì 24 luglio 2013
giovedì 18 luglio 2013
WOMAN IN CHAINS
Tears For Fears
You better love loving you better behave – Meglio ami l’amore meglio ti comportiYou better love loving you better behave – Meglio ami l’amore meglio ti comporti
Woman in Chains – Donna in catene
Woman in Chains – Donna in catene
Calls her man the Great White Hope – Chiama il suo uomo grande speranza bianca
Says she’s fine, she’ll always cope – Dice che sta bene, sarà sempre a far fronte
Woman in Chains – Donna in catene
Woman in Chains – Donna in catene
Well I fell lying and waiting is a poor man’s deal – Beh, sento che stare sdraiato ad aspettare sia per uomo un misero affare
And I feel hopelessly weighed down by your eyes of steel – E sento irrimediabilmente il peso di occhi d’acciaio
It’s a world gone crazy – E’ un mondo che sta impazzendo
Keeps Woman in Chains – A tenere la donna in catene
Trades her soul as skin and bone – Scambia la sua anima come pelle e ossa
Sells the only thing she owns – Vendendo le sole cose che possiede
Woman in Chains – Donna in catene
Woman in Chains – Donna in catene
Men of Stone Men of Stone – Uomo di pietra Uomo di pietra
Well I feel deep in your heart there are wounds – Sento che nel profondo del tuo cuore ci sono ferite
Time can’t heal – Che il tempo non può guarire
And I feel somebody somewhere is trying to breathe – E sento qualcuno da qualche parte sta cercando di respirare
Well you know what I mean – Bene sai cosa cosa intendo
It’s a world gone crazy – E’ un mondo che sta impazzendo
Keeps Woman in Chains – A tenere la donna in catene
It’s under my skin but out of my hands – E’ sotto la mia pelle ma non nelle mie mani
I’ll tear it apart but I won’t understand – Le strapperò via ma non voglio capire
I will not accept the Greatness of Man – Non acceterò la grandezza dell’uomo
It’s a world gone crazy – E’ un mondo che sta impazzendo
Keeps Woman in Chains – A tenere la donna in catene
So Free Her So Free Her – Così liberala, così liberala
sabato 6 luglio 2013
VITA DA SERVA 3
Personaggi
Giuliana, detta Lina 37 enne serva di casa da quando ne aveva 13
Cosimo. Il patriarca, 72 enne vedovo da 20 anni
Armando. Suo figlio 51 enne e marito di Luisa
Luisa. Moglie di Armando 41 enne
Simona. La viziatinissima figlia 18 enne
Patrizia 51 enne sindaco del paese, amante di Cosimo.
San Martino, Paesino immaginano dove si svolge la vicenda
Erano circa le dieci del mattino, stavo lavando i pavimenti inginocchiata per terra come sempre, indossavo la divisa grigia a maniche corte il fazzoletto in testa anch’esso grigio, un pesante grembiule di gomma bianco e gli zoccoli di gomma bianchi.
La signora Luisa passò con in mano il vassoio della colazione per la figlia che stava ancora dormendo.
-Vieni con me a svegliare la padroncina Simona mi disse.
Entrammo in camera, mentre io aprivo le finestre, la signora Luisa appoggiò la colazione sul comodino poi tutte e due cominciammo a leccare i piedi della padroncina Simona.
Era questo il modo in qui la svegliavamo da un po’ di tempo.
Simona apri gli occhi, si stiracchiò.
-Brave le mie schiave. Disse sbagliando.
-Lina, dai il tuo grembiule a mia mamma, e legaglielo ben stretto dietro. Ordinò
Poi vieni qui a leccarmi la fighetta mentre lei mi lecca i piedi.
Ormai la signorina Simona era diventata la nostra padrona e la regina di casa.
Ero stata io a costringere la signora Luisa a sottomettersi alla figlia.
Mi era bastato accennare il fatto che avrei potuto raccontare a suo suocero cosa succedeva tra noi due quando le facevo il bagno, di come ci toccavamo e del piacere che ci davamo a vicenda, per ottenere la sua completa obbedienza, cosi le imposi che doveva essere totalmente sottomessa alla figlia come lo ero io.
Quando la signora Luisa ebbe in dosso il pesante grembiule di gomma bianco, la signorina Simona si mise a ridere.
-Sembri proprio una sguattera, guarda Lina, sembra te.
-Si signorina Simona. Risposi
-Lina, ti presento la nuova sguattera di casa, mi raccomando falla trottare.
Luisa era rossa dalla vergogna, teneva lo sguardo basso ed era sul punto di mettersi a piangere.
-Avanti adesso serve, tu vieni qui a leccarmi la fighetta, e tu novella sguattera leccami i piedi.
Ho affondato il viso dentro e ho cominciato ad aspirare e a sfiorale il clitoride.
-Più in fondo più dentro schiava. Disse tra gridolini e sospiri, poco dopo è venuta inondandomi la bocca, con immenso piacere ho ingoiato fino al ultima goccia, poi si è girata sul ventre e ha aperto le chiappe per farsi succhiare il sedere, ho capito subito che non si era pulita bene dopo aver cagato la sera prima.
Naturalmente ho fatto finta di niente e l’ho leccata e pulita con la mia saliva e senza esitare minimamente ad entrare con la lingua nel suo ano sporco.
-Sono soddisfatta della tua obbedienza Lina. Mi ha detto palpandomi le tette e stringendomi i capezzoli tra le dita mentre Luisa continuava a leccarle i piedi.
-Adesso sdraiati per terra di schiena che ho una gran voglia di fare le pipì. Mi ha ordinato.
Ho ubbidito e lei si è liberata la vescica sopra di me sul ventre e sulle tette.
Poi la padroncina Simona ha consumato la colazione mentre io e sua mamma la signora Luisa, attendevamo inginocchiate.
-Oggi io Lina andiamo in giro a fare shopping mentre la nuova sguattera Luisa starà in casa a pulire e preparare il pranzo in più dovrà lucidarmi tutte le mie scarpe.
Disse con aria annoiata Simona.
-Simona non esagerare, la serva è lei, se il nonno o tuo papà dovessero accorgersi cosa le dico? Disse Luisa alzando il tono della voce.
-Come vuoi, finiamola qui, in questo caso però io e Lina andremo subito dal nonno a raccontarle che donna viziosa sei e di come godi quando la nostra serva ti tocca.
Di sicuro ti sbatterà fuori di casa cosi sui due piedi senza neanche una lira.
Ribadì secca Simona.
Luisa abbassò lo sguardo in segno di resa, e con voce tremolante disse.
–Va bene, farò io le pulizie e il pranzo.
-E non dimenticarti di lucidarmi le scarpe.
Passammo una rilassante mattinata in giro per il paese, la signorina Simona entrava in moltissimi negozi e comprava di tutto, io le portavo i pacchetti degli acquisti, indossavo una divisa nuova grigia con un grembiule bianco di cotone piuttosto lungo fino sotto il ginocchio il fazzoletto di tela in testa e gli zoccoli.
Incontrammo diverse sue amiche e ogni volta si fermava a chiacchierare con loro, io attendevo in silenzio che si salutassero e ricominciavamo lo shopping.
Rientrate a casa trovammo Luisa indaffarata a preparare il pranzo, indossava ancora il pesante grembiule di gomma che avevo io per lavare i pavimenti, Qualche secondo dopo di noi entrò in casa il signor Cosimo il patriarca, l’uomo che regnava sulla famiglia e sul paese.
Guardò Luisa con aria sorpresa, Simona, con aria civettuola subito le chiese.
-Nonno quando andiamo dal concessionario a vede per quella mini coooper, ho la patente da de settimane e ancora non ho una auto mia.
-Va bene verso sera passiamo, adesso voglio mangiare, Luisa cosa hai preparato? Speriamo sia buono, non ti ho mai visto cucinare
Luisa arrossi imbarazzata in effetti era la prima volta che preparava un pasto da quando si era sposata.
Armando era via per lavoro e quindi il signor Cosimo, Simona e Luisa si sedettero a tavola , la signora Luisa fece per lavarsi il grembiule la il signor Cosimo la fermò.
-Tienilo su, cosi dopo fai tu i piatti che io devo parlare un po’ con Lina.
Le disse.
Simona fece finta di non capire, e continuò indifferente a mangiare, mentre Luisa mi guardò con aria cattiva, sapeva esattamente cosa succedeva tra me e suo suocero, almeno un paio di volte a settimana.
Questa volta però fare sesso con il signor Cosimo sapendo che la signora Luisa stava lavando i piatti al mio pesto era di certo molto più eccitante.
venerdì 21 giugno 2013
IL PLAYBOY A NEW YORK
“Lorenzo Monti ha quaranta anni ed è un uomo affascinate, scapolo,un tipo virile, brillate, sa conquistare, sa come scandire le sue giornate a ritmo del divertimento dello sport senza rendersi schiavo del lavoro e della rutine.
Vive a Milano in un elegante condominio di
Corso Vercelli e si gode la vita alla grande.
fa il ripresentante di una prestigiosa azienda calzaturiera.
I suoi risparmi saggiamente investiti le
garantiscono un buon reddito.
Possiede anche un bel appartamento a Londra in Pont Street nell’ elegante quartiere di Knightsbridge a due passi da Hyde Park e naturalmente vicino alla London by night più esclusiva.”
Da qualche mese si trova a New York dove sta curando il lancio sul mercato Americano della Marchi shose, la prestigiosa azienda calzaturiera dove lavora come rappresentante, dopo una lunga trattativa, il vecchio proprietario ha venduto Tutto a John Wright, imprenditore statunitense, garantendo per se e per i suoi figli una pensione dorata, ma Giuseppe Marchi il vecchio proprietario aveva pensato anche ai suoi dipendenti esigendo nel contratto che tutta la produzione sarebbe stata a Varese ameno per cinque anni.
Jane “Wright” la figlia del ricco uomo d’affari ha un debole per Lorenzo e già al loro primo incontro le si era concessa anche se non in modo totale, in quanto la ragazza è decisa a rimanere vergine fino al matrimonio.
Lorenzo è nel suo ufficio nel Financial district della Lower Manhattan, dove sta organizzando il lancio pubblicitario, Anny la sua segretaria, una stupenda ventiseienne di colore che le ha sempre dato l’idea di una pantera nera soprattutto per via dei suo occhi scurissimi, lo avvisa che c’è in linea la “Signora Jane Wright”.
-Sto arrivando a farti un po’ di compagnia. Lo informa.
-Bene ti aspetto.
Le risponde.
Dopo circa mezzora Jane, entra nel suo ufficio, appena la vede con indosso una gonna nera con un leggero spacco laterale che fa intravedere gli autoreggenti, una camicia bianca stretta che mette in risalto le forme, è già eccitato, le si avvicina e la prende tra le braccia la fa appoggiare alla scrivania e le mette la mano sotto la gonna aprendole le gambe, Jane si stimola molto con i suoi modi decisi ma non bruschi, Lorenzo le passa la mano nella fighetta completamente bagnata e disponibile. Comincia a leccarla da sopra le calze e sale fino ad arrivare al orlo degli autoreggenti, la sta facendo impazzire di desiderio.
Sale con la lingua fino al altezza del linguine, Jane comincia a gemere, lui le succhia i suoi umori mentre le mani le stringono i seni, Jane ha il primo orgasmo e con le mani lo tiene incollato al suo linguine e spinge il bacino verso di lui in modo da farlo entrare il più possibile, Jane sta ottenendo un grande piacere, comincia a dimenare il sedere le arriva un altro orgasmo questa volta ancora più intenso, Lorenzo si stacca e indirizza il pene verso la su vagina.
-No! No! Mormora lei.
-Lo sai che devo rimanere vergine per mio marito.
Poi le si inginocchia tra le sue gambe e comincia a masturbarlo con il suo seno, dopo un po’ capisce che sta per venire, china la testa e socchiude le labbra, comincia a leccarle la cappella, con una mano le massaggia i testicoli tenendo l’altra sul pene, lui viene nella sua bocca, lei non riesce a trattenerlo tutto data la quantità e parte le cola su mento e sul seno.
Con un abile colpo di lingua le risucchia le ultime gocce di sperma rimaste sul suo sesso lasciandolo stremato.
-Jane, sposati in fretta che ho voglia di scoparti davvero. Le dice.
Lei sorridendo gli risponde.
-No caro mio io sarò la più fedele delle mogli.
Entrambi scoppiarono a ridere.
“
Dopo che Jane se ne è andata, nonostante il piacere ottenuto, sente dentro di se ancora il desiderio, ha voglia di una scopata vera, per fortuna una telefonata di lavoro lo distrae dal pensiero, ma dopo pochi minuti le basta vedere la stupenda pantera Anny perché le ritorni il desiderio.
-Questa sera inaugurano un nuovo locale sulla quinta Avenue, ti va di accompagnarmi. Le chiede.
-Non posso, canto nel coro gospel e stasera ho le prove. Gli risponde.
-Fantastico ho sempre sognato sentire un coro gospel, posso venire a sentirti?
-Certo se ti va di arrivare fino ad Harlem.
-Bene, potremmo cenare da Sylvia’ s. Propone Lorenzo
-Non posso devo passare a trovare mia mamma. Gli risponde Anny la pantera.
-Ok, allora facciamo un'altra volta. Le dice, senza far trasparire il suo nervosismo, Anny faceva la preziosa aveva sempre qualcosa di più importante da fare, molto probabilmente non era minimamente attratta da lui. “Va bene capita” pensa irritato dalla situazione.
Finito il lavoro, con calma si concede una passeggiata al Pier 17 dove si rilassa scoreggiando un aperitivo guardando il Brooklyn bridge, dopo pochi minuti nota una bellissima donna biondissima che anche lei sorseggia un aperitivo “Sembra un attrice” pensa.
Si avvicina attacca discorso con classe e disinvoltura, si chiama Jennifer ha 35 anni separata, biondissima occhioni grandi nocciola, si vede che è una che fa sport, il fisico e tonico, dopo aver chiacchierato per mezzora la invita a cena, lei accetta volentieri.
“E fatta.” Pensa Lorenzo, ma dopo cena lei non vuole farsi riaccompagnare a casa e chiama un taxi.
“Accidenti che brutta giornata, Oggi il mio fascino non ha funzionato.” Pensa.
Ogni tanto una giornata storta capita anche a lui, meglio tornare in hotel e ricaricarsi riposando per il giorno dopo.
Entrando nella hall del Pierre dove ha una suite, vede Anny.
-Qualche problema? Le chiede.
- C’è uno sciopero dei mezzi pubblici scattato mezzora fa, che in pratica mi rende impossibile tornare a casa.
-Prendi un taxi, metti pure il conto sul rimborso spese.
-Non vuoi ospitarmi bella tua suite, per stanotte. Gi dice con fare ammiccante
Appena chiusa la porta della camera, Anny si accovaccia e gli e lo tira fuori, lo sfiora con le dita e lo ammira mentre si gonfia lentamete, comincia a leccarle i testicoli, lui si lascia fare sorridendo, proprio non si aspettava quel finale di giornata, Anny lo prende in bocca e comincia a leccare con la lingua.
Ogni tanto lui la prende per i capelli e la costringe ad aspirarlo tutto, fino a quando è sul punto di eiaculare, lo tria fuori le fa alzare mette le mani sotto la gonna le strappa le mutandine, la spinge contro un tavolo, lei si appoggia sopra, gli e lo sfrega fra le chiappe e poi lo fa scivolare verso la sua vagina mentre le massaggia le tette poi la infilza con un colpo solo, Anny addirittura gode mentre gli e lo stava mettere dentro, sentendosi completamente presa e riempita, per circa una ventina di minuti la scopa con vigore, lei ha un orgasmo dietro l’altro mentre lo incita a scoparla finche finalmente eiacula svuotandosi completamente, la trascina nel letto, dopo pochi secondi la volta, le inumidisce l’ano con la saliva e le infila il pene di nuovo splendidamente eretto fino in fondo ricomincia a pistonarla, fino a quando la inonda nuovamente.
-Mi hai fatto sentire la tua schiava. Gli sussurra con voce calda e dolce.
mercoledì 5 giugno 2013
IL SULTANO
Hassan era comodamente seduto sul divano di casa mia, Luisa mia moglie era in cucina a preparare il pranzo con Amina la moglie di Hassan, in realtà la seconda moglie di Hassan, la prima stava in Marocco con i tre figli. Haifa, Jaffar, Rana.Amina era italiana e si chiamava Anna ma quando aveva sposato Hassan e aveva preso il nome di Amina anche lei aveva avuto tre figli da Hassan, Ahmad, Ismail, Amir che erano nel cortile a giocare.
Mia figlia Bianca stava apparecchiando la tavola aveva 18 anni ed era davvero una brava ragazza, tutto sembrava nella normalità degli ultimi mesi, cioè da quando Hassan e la sua famiglia si erano trasferiti nel palazzo dove viviamo,
Hassan aveva 51 anni, Marocchino alto 1 e 85 per 100 kg baffi neri e carnagione scura, abitava nell’ appartamento a fianco al nostro, aveva una forte personalità e ultimamente era diventato un frequentatore assiduo di casa nostra, io nel mio profondo intimo,speravo che fosse diventato l’amante di mia moglie, Hassan era una persona di grande carisma, qualche mese fa lo avevo visto che le toccava il sedere e lei non si era affatto ribellata anzi aveva accettato il trattamento senza fiatare, per me essere cornuto era un piacere lo sentivo dentro di me nelle viscere e speravo che lui e Luisa fossero diventai amanti, ci eravamo sposati giovani e quando mia moglie aveva venti anni ed ero sicuro che non mi aveva mai tradito anche per via della sua educazione profondamente cattolica e dal fatto che veniva da una famiglia molto puritana
Hassan era un uomo forte con un carattere autoritario sicuramente capace a letto e in grado di farle provare piaceri e sensazioni incredibili, ne ero sicuro.
Luisa usci dalla cucina annunciando che era pronto, indossava un vestitino estivo leggero ed era avvolta da un grembiule da cucina blu, a 40 anni ne dimostrava 10 di meno alta un metro e settanta castano chiaro viso regolare occhi nocciola con una terza di reggiseno e le curve al posto giusto.
Hassan si alzò e andò a sedersi a capotavola, ormai quel posto e quella sedia erano diventati suoi come se fosse il padrone di casa, Anna/Amina si affacciò alla finestra e chiamò i figli, a 47 anni era una bella donna bionda anche se ormai i suoi capelli erano sempre nascosti sotto il niqab, il velo arabo, aveva le labbra carnose e gli occhi di un azzurro molto intenso, indossava il abaya, tipico vestito femminile arabo, sopra aveva un grembiule bianco.
Quando i bambini arrivarono correndo urlando e spintonandosi Amina le disse.
-Bambini venite a salutare il vostro nuovo fratellino nella pancia di Luisa.
Quelle parole mi fecero sbiancare in volto.
Lei come se niente fosse si accarezzò la pancia con orgoglio e gli occhi raggianti, io mi sentivo morire dalla vergogna e dalla umiliazione, rimasi sconcertato e ammutolito, ma dopo un attimo mi sentii impazzire dall’eccitazione.
Dunque non solo mi aveva fatto le corna ma aveva portato al estremo il senso del tradimento rimanendo incinta di Hassan.
Pensai a quanto era sublime il fatto che a me ora spettava accollarmi gli oneri che la gravidanza di Luisa mi imponeva e tutto ciò che ne conseguiva, tutto il dovere e la responsabilità di crescere un figlio mentre lui aveva avuto esclusivamente il piacere di andarci a letto e ingravidarla.
Ahmad, Ismail, Amir festanti andarono intorno a Luisa, anche Bianca timidamente le era andata vicino.
-Mamma. Le disse e si abbracciarono.
Amina mi disse.
-E tu non sei contento? Non ringrazi neanche Hassan di quello che ha fatto per voi?
Non riuscivo a parlare, in preda ad emozione troppo forte.
Non riuscii a mangiare quasi niente, per tutto il pranzo evitavo gli sguardi dei commensali, appena finito di mangiare, i bambini tornarono ai loro giochi nel cortile Hassan tornò a sedersi sul divano, Amina e Luisa si misero a sparecchiare e lavare i piatti, mia figlia Bianca le portò il caffè su di un vassoio, lui prese la tazzina e lo bevve di un fiato poi guardò Bianca negli occhi e le disse.
-Vieni qui e mettiti sopra di me
Come un automa, lei ubbidì, Hassan si abbassò i pantaloni, aveva il cazzo teso e duro, si sdraiò sul divano, Bianca mi mise sopra di lui al altezza del suo uccello e cominciò a dimenarsi, lui si mise le mani dietro la testa e le disse.
-Questa volta devi scoparti da sola, voglio guardarti mentre godi.
Bianca spinse tutto il peso del suo corpo sul cazzo di Hassan e si lasciò andare, subito ebbe un orgasmo, si fermò solo un attimo per riprendersi e ricominciò ad andare su e giù, altri orgasmi seguono il primo mentre Hassan con le mai sulle sue tette gli e le stringe forte finche mia figlia esausta si abbandonò sul suo corpo, lui non uscì dalla sua fica e dopo un po’ comincia ancora a muoversi dentro di lei, Bianca si abbandonò al suo corpo lui raggiunse l’orgasmo esplodendole dentro, lei era distrutta da quella appassionante scopata.
Io ero sconvolto troppe emozioni in poco tempo, mia mogli e mia figlia erano ormai diventate sue, Hassan ormai era diventato il sultano della mia famiglia, dentro di me provai un intensa gioia.
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